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Insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale: 4 pazienti su 10 non seguono le terapie

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2' di lettura

È emerso da un’indagine su 3131 cittadini lombardi, che hanno risposto a un questionario legato alle difficoltà di gestire le nuove terapie anticoagulanti per le malattie del cuore. La mancanza aderenza alle cure aumenta rischio di acutizzazioni 

La pericolosità delle malattie del cuore dipende anche da come vengono affrontate. In Italia, le terapie fondamentali per scompenso cardiaco e fibrillazione atriale vengono seguite correttamente soltanto da sei pazienti su 10, un comportamento che finisce per acutizzare queste patologie, già insidiose per la salute del cuore. È questa la situazione emersa da un’indagine realizzata tra ottobre e novembre intervistando 3131 cittadini lombardi che si sono recati nelle farmacie aderenti a Federfarma nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza. I soggetti coinvolti avevano nella maggior parte dei casi più di 75 anni e ricevevano cure per più malattie concomitanti, assumendo tra i 3 e i 5 farmaci al giorno.

Poca aderenza alle cure per le malattie del cuore

I pazienti intervistati nell’indagine seguono terapie a base dei ‘nuovi anticoagulanti orali’ (Noac) in seguito a una diagnosi di scompenso cardiaco, fibrillazione atriale o entrambe le malattie. Le persone hanno dovuto rispondere a un questionario relativo alle difficoltà nella gestione di queste terapie, dal quale è emerso “non solo che ben quattro pazienti su 10 sono non aderenti alla terapia, ma anche che tra i pazienti definibili aderenti in più del 10% dei casi la terapia è assunta in modo non ottimale: in entrambi i casi aumentano da tre a sette volte acutizzazioni ed eventi gravi”, spiega Piergiuseppe Agostoni del Monzino, coordinatore dell’indagine.

Il danno economico dei pazienti non aderenti alle cure

Tuttavia Monzino sottolinea come l’aderenza terapeutica rivesta “un ruolo fondamentale nello scompenso cardiaco e nella fibrillazione atriale” e seguendo le cure in maniera disattenta i pazienti provocano un danno, oltre che alla propria salute, anche alle casse del Sistema Sanitario. Secondo l’esperto Giorgio Cenciarelli, infatti, un anno di una malattia cronica “costa mediamente dal 30 al 50% di un solo giorno in ospedale”, motivo per cui i pazienti non aderenti alle cure vanificano risorse preziose. Per colmare questa lacuna diventa ancor più importante il ruolo del farmacista, “anello fondamentale nel lavoro di verifica sull’aderenza terapeutica dei pazienti cronici”. 

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