Fegato, il 25% degli italiani soffre di steatosi epatica

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Per salvaguardare la salute del fegato gli esperti si sono riuniti a Roma in occasione del convegno ‘Dopo l'HCV, le nuove emergenze per la salute del fegato’, promosso da Gilead Sciences 

Il fegato grasso colpisce un adulto su quattro.
Spesso la quasi inesistente sintomatologia determina evidenti difficoltà nella sua diagnosi. Il vero problema è che la steatosi epatica (NAFLD), termine tecnico per indicare la patologia, può evolvere in fibrosi e determinare lo sviluppo di cirrosi epatica. Per discutere di questa tematica e sviluppare delle terapie mediche che salvaguardino la salute dell'organo, il 24 ottobre, medici, pazienti e istituzioni si sono riuniti a Roma in occasione del convegno ‘Dopo l'HCV, le nuove emergenze per la salute del fegato’, promosso da Gilead Sciences.

La steatosi epatica

La steatosi epatica è la principale patologia che colpisce il fegato nel mondo occidentale; ne soffre il 25-30% degli adulti. L’accumulo di grasso nell’organo è determinato soprattutto dal sovrappeso. In Italia il 45% dei cittadini di età superiore ai 18 anni ha problematiche legate al peso. La NAFLD può peggiorare determinando lo sviluppo della steatoepatite non alcolica (NASH), l’infiammazione del fegato che interessa il 2-3% della popolazione. Quest’ultima potrebbe causare l’insorgenza di fibrosi, cirrosi e epatocarcinoma.

Servono diagnosi tempestive

Per salvaguardare la salute del fegato è necessario diagnosticare tempestivamente l’eventuale presenza della steatosi epatica e della NASH. "E' una condizione asintomatica, almeno finché la situazione non è molto compromessa”, spiega Salvatore Petta, segretario dell'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF). “Chi ha il diabete o soffre di obesità dovrebbe essere sottoposto a screening”. Abitualmente la salute del fegato è valutata attraverso semplici esami che combinano l’indice di massa corporea ad alcuni valori del sangue, quali le transaminasi e le piastrine. Tuttavia per diagnosticare correttamente la steatoepatite è necessario ricorrere alla biopsia. Gli esperti ci tengono a sottolineare che perdendo peso è possibile far regredire entrambe le patologie che colpiscono il fegato. Dei riscontri positivi si verificano già a seguito di un calo del 7% del peso corporeo. "Ci sono molte molecole in fase di sperimentazione che mirano a modificare i meccanismi di accumulo del grasso, dell'insulino-resistenza, dell'infiammazione e della fibrosi ma servirà ancora del tempo prima che siano disponibili”, spiega Petta.

 

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