Coronavirus, come spiegarlo ai bambini: raccomandazioni degli esperti

Salute e Benessere

L’Unicef ha diffuso un vademecum, condiviso anche dal ministero della Salute, su come parlare ai figli durante l’emergenza Covid-19, dicendo loro la verità senza trasmettere ansia. Il Policlinico di Milano: “Partire da situazioni conosciute”

“Mamma, perché stiamo sempre a casa e non si va più a scuola?”. “Papà, ma perché in televisione parlano sempre di Coronavirus? Che cosa è?”. I bambini fanno spesso domande. E in questi giorni molti di loro avranno chiesto ai loro genitori cosa sta accadendo (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE - LE GRAFICHE CON I NUMERI DEI CONTAGI). Come rispondere? “Con tante informazioni che ascoltiamo ogni giorno è comprensibile che i nostri figli si sentano in ansia. I bambini potrebbero avere difficoltà a capire quello che vedono online o in TV - o che sentono da altre persone - e quindi possono essere particolarmente vulnerabili a sviluppare una sensazione di ansia, stress e tristezza”, spiega Francesco Samengo, Presidente di Unicef Italia. Proprio l’Unicef ha divulgato un vademecum in 8 punti, ripreso anche dal ministero della Salute, su come parlare ai figli del Covid-19. Raccomandazioni ai genitori su come comunicare con i piccoli in queste settimane sono state diffuse anche, tra gli altri, dal Policlinico di Milano. Ecco quali sono le linee guida principali.

Ascoltare, rispondere e rassicurare

Se il bambino è particolarmente piccolo e sa poco della pandemia, secondo l’Unicef, non è necessario sollevare il tema. In questo caso basta cogliere l’occasione di ricordare quanto sia importante praticare una corretta igiene personale. Se invece il bambino inizia a fare domande, per l’Unicef è importante non minimizzare e ascoltare le sue preoccupazioni. Occorre ascoltare, prestando la  massima attenzione in modo da dimostrare che il genitore sia sempre pronto a un dialogo quando il figlio ne ha necessità. Può essere anche il padre o la madre a iniziare a parlare dell’argomento Coronavirus, per capire quanto il piccolo ne sia già a conoscenza. La discussione può essere aperta anche attraverso un disegno o il racconto di una storia.

Dire la verità ma a misura di bambino

L’importante però è, secondo l’Unicef, spiegare la verità "a misura di bambino”, usando un linguaggio appropriato all’età e monitorando le reazioni e senza improvvisare. Insomma bisogna essere bravi a trovare le parole giuste per spiegare cosa sta succedendo senza trasmettere ansia. Se il bambino utilizza già internet, occorre anche spiegare che le informazioni diffuse sul web non sono sempre corrette e che è meglio consultare siti di organizzazioni internazionali come l’Unicef o l’Oms.

Spiegare come tutelarsi

Unicef raccomanda anche di suggerire ai bambini i modi più efficaci per evitare il contagio. Vale sempre il consiglio di lavarsi le mani regolarmente. Si può inoltre spiegare che è meglio non stare troppo vicini a persone che hanno tosse o che sono raffreddate. Si può infine chiedere ai propri figli di comunicare immediatamente qualora dovessero iniziare a percepire febbre, tosse o difficoltà respiratorie. Il ministero della Salute spiega che la conversazione non deve essere pesante e che esistono canzoni, animazioni e altro per imparare divertendosi.

Rassicurare e mantenere la routine

È importante filtrare le notizie sui morti e le immagini che arrivano dalle tv e sul web. I bambini, mette in guardia l’Unicef, possono non essere in grado di distinguere la realtà virtuale dalla realtà fattuale e possono credere di trovarsi in una condizione di pericolo imminente. Occorre aiutare i propri figli a gestire lo stress, dando loro la possibilità di giocare e rilassarsi. Bisogna inoltre cercare di mantenere il più possibile invariata la routine quotidiana, soprattutto prima andare a dormire. È consigliabile anche rassicurare sul fatto che si è consci del fatto che rimanere in casa può essere difficile, a volte noioso e stressante, ma che attenersi alle regole è l’unico modo per restare al sicuro.

Non stigmatizzare

L’Unicef si sofferma anche sull’importanza del rapporto tra i bambini e gli altri in relazione al Coronavirus per evitare azioni di bullismo e cyberbullismo. Occorre spiegare ai piccoli che il Coronavirus non ha nulla a che fare con l’aspetto di una persona, il suo paese di provenienza o la lingua che parla. Bisogna ricordare loro che il bullismo è sempre sbagliato e ognuno di noi dovrebbe fare del proprio meglio per sostenere l’altro.

Raccontare le storie di chi lotta contro la pandemia

Proprio per comunicare ai bambini quanto sia fondamentale la cura degli altri è suggerito raccontare loro le storie dei medici, degli infermieri, degli scienziati che stanno lavorando senza sosta per provare a bloccare la pandemia e per far stare al sicuro la comunità. Può anche essere questo un modo per rassicurare i bambini sul fatto che fuori casa ci sono persone che stanno dedicando tempo e sforzo a tutti.

Prendersi cura di se stessi

Il genitore non deve mostrare ansia e preoccupazione. Occorre trasmettere il messaggio di essere in grado di gestire la situazione. Unicef consiglia dunque a mamme e papà di prendersi del tempo anche per loro stessi da impiegare in attività che aiutino a rilassarsi e a recuperare forze. Bisogna anche far comprendere ai bambini che ci si fida degli altri, contattando membri della famiglia, amici e altre persone fidate.

Osservare i figli durante la conversazione

Nell’ottavo e ultimo consiglio, l’Unicef si sofferma nuovamente sulla conversazione con i figli. I genitori vengono invitati a misurare il livello di ansia dei bambini, osservando il linguaggio del corpo, l’andamento del respiro e il tono di voce. Alla fine è opportuno ricordare che si è sempre pronti a iniziare conversazioni anche su temi difficili, magari dicendo che si è interessati al loro punto di vista e ad ascoltare le loro preoccupazioni.

Partire da qualcosa che già si conosce

Nella sezione “Il Coronavirus spiegato a bambini e adolescenti” del sito del Policlinico di Milano, è possibile leggere le raccomandazioni di Antonella Costantino, direttrice dell’Unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Costantino suggerisce di partire da situazioni già conosciuti, come potrebbe esserlo l’influenza stagionale. “I bimbi - spiega - possono avere già avuto familiarità con i suoi sintomi, aver sperimentato un raffreddore o un mal di gola, o la febbre. E possono comprendere facilmente che il virus si trasmette stando a contatto con le altre persone e frequentando luoghi affollati".

Dire che è una situazione nuova

E se i bambini dovessero chiedere perché le scuole sono chiuse da molto tempo, cosa che non avviene con l’influenza stagionale? "Lo spunto migliore - risponde Costantino - è quello di raccontare che è una situazione nuova, per la quale non abbiamo ancora soluzioni adatte, e che giustamente quindi ci preoccupa. Non sappiamo ancora quali siano le medicine giuste, e quando avremo disponibile un vaccino efficace. Questo è un punto di partenza anche per spiegare ai più piccoli l'importanza delle regole di prevenzione. Tutte azioni che possiamo trasformare in gioco, in complicità con gli adulti, dando piccoli incarichi importanti ai bimbi e facendoli sentire coinvolti”.

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