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Sindrome del colon irritabile, la dieta Fodmap e gli alimenti consentiti

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 15/7

5' di lettura

Caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all'alterazione della funzione intestinale, la patologia può essere contrastata eliminando ‘zuccheri fermentabili’ 

La sindrome dell'intestino irritabile è una condizione medica che può essere molto comune e allo stesso debilitante. Come riporta il portale di Humanitas, rinomato polo medico nel Milanese, interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso più alto di prevalenza dai 20 ai 50 anni. È caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all'alterazione della funzione intestinale ed accompagnati da gonfiore, crampi e addome teso. In molti casi il fastidio addominale può migliorare dopo l'evacuazione, con l'intestino che può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto, ossia con alternanza fra stipsi e diarrea. Spesso i pazienti che ne sono affetti soffrono di deficit nella qualità della vita e circa il 60% di essi lamenta anche debolezza fisica ed affaticamento. Chi ne soffre presenta sintomi anche di emicrania, ansia, depressione, fibromialgia, fatica cronica, cistite e problemi nella sfera sessuale. Un'alta percentuale dei pazienti, inoltre, presenta dolori alla schiena, problemi di insonnia, dolore pelvico cronico e all'articolazione temporo-mandibolare.

Le possibili cause

Tra le cause individuate dagli specialisti come motivi scatenanti della sindrome del colon irritabile ci possono essere la predisposizione individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, la flora batterica e anche infezioni intestinali. Fattori disturbanti possono essere anche intolleranze e allergie alimentari, l'utilizzo cronico di farmaci (tra cui anti-infiammatori e antibiotici) e lo stress. Dato che molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull'intestino, tra le cause possono esserci anche aspetti cognitivi ed emotivi.

L’aiuto della dieta Fodmap

La patologia può essere contrastata eliminando i cosiddetti ‘zuccheri fermentabili’. Si tratta di zuccheri scarsamente assorbibili dal nostro corpo, che vengono fermentati nell'intestino dai batteri del colon causando gonfiore, gas e dolore addominale, tipico della sindrome dell'intestino irritabile. A favorire questa ‘pulizia’ per chi soffre di colon irritabile può essere utile la dieta FODMAP, un regime alimentare da eliminazione, cui deve seguire una reintroduzione graduale e progressiva di tutti gli alimenti, gruppo per gruppo. Ideata e studiata alla Monash University, in Australia, permetterebbe di alleviare i disturbi nel 75% dei casi, così come spiega la dottoressa Raffaella Cancello dello staff di endocrinologia e malattie del metabolismo del Centro Auxologico Italiano. Sostanzialmente con questa dieta si evitano gli alimenti contenenti FODMAP per circa due/quattro settimane. Quindi, quando i sintomi sono in remissione, si reintroducono gruppo per gruppo tutti i cibi, un gruppo a settimana.

Gli zuccheri fermentabili cui stare attenti

Ma ecco, nel dettaglio, da cosa si compone l’acronimo FODMAP. ‘F’ sta per fermentabile: la fermentazione è un processo di trasformazione degli alimenti che ha luogo anche nell’intestino, provocando una sgradevole sensazione di fastidio come gonfiore, in certi casi dolore, flatulenza e addome teso. È dimostrato che alcuni tipi di zuccheri possono accentuare i sintomi della sindrome del colon irritabile, quindi meglio evitarli. Tra questi gli oligosaccaridi (O), catene di alcune unità di fruttosio, lo zucchero presente nella frutta, che non sono digeribili per gli esseri umani. Sono poco assorbiti nell'intestino e finiscono al 99% nel colon: qui i batteri del colon li frammentano e c’è fermentazione, spesso eccessiva nelle persone con sindrome dell'intestino irritabile. Ne sono ricchi asparagi, erba cipolina, cipolla, aglio, cavolo cappuccio e cicoria, fagioli, ceci, lenticchie e fave. Danno meno problemi a chi soffre di colon irritabile le lenticchie rosse decorticate. Altri zuccheri compresi nella black list i disaccaridi (D), spesso dannosi per le persone con sindrome del colon irritabile che hanno una carenza di lattasi, enzima utile per digerire il lattosio. Un soggetto con colon irritabile può tollerare al massimo fino a 6 grammi di lattosio al giorno, che equivale a circa 125 ml di latte. Quindi occorre limitare ma non eliminare del tutto latte e latticini. Occhio ai monosaccaridi (M), perché una persona su tre ha difficoltà ad assorbire il fruttosio e si sente gonfia dopo aver mangiato frutta fresca. Occorre non eccedere con la quantità di frutta giornaliera (minimo 300 e massimo 450 grammi al giorno) evitando però mela, pera, mango o banana verde. Gli agrumi, l’ananas, il pompelmo fermentano molto meno della mela o della pera, che per chi soffre di colon irritabile, andrebbero consumati cotti. Da evitare miele e sciroppo d’acero, dotati di un’alta percentuale di fruttosio. I polioli, infine, (P) sono zuccheri modificati chimicamente e sono molto difficili da digerire per i nostri enzimi digestivi. Sono utilizzati nell’industria alimentare per sostituire parte dello zucchero perché il loro potere dolcificante è fino al 100% superiore a quello dello zucchero e sono a basso contenuto calorico. Sorbitolo, mannitolo, isomalto, maltitolo, xylitolo (che fanno parte di questa categoria) se assunti in quantità elevate possono alterare la funzione dell’alvo (il canale intestinale) causando gonfiore, gas, dolore addominale caratteristico della sindrome dell'intestino irritabile.

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