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Tracce di antibiotico e altri farmaci nel latte italiano: lo studio

Il titolo di Sky Tg24 delle ore 13 del 23/1

4' di lettura

Realizzato grazie ad un metodo innovativo proposto da esperti delle università di Napoli Federico II e Valencia, il test è stato ideato dalla rivista “Il Salvagente”. I valori riscontrati rientrano comunque nei limiti di legge

Nel latte italiano di alcuni tra i marchi più conosciuti sul mercato sono state trovate tracce di antinfiammatori, cortisonici e antibiotici. È questo l’esito di un test che “Il Salvagente”, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, ha condotto su 21 confezioni di latte, fresco e Uht, trovate sugli scaffali di supermercati e discount italiani. In più della metà di questi prodotti sono state effettivamente riscontrate tracce di queste sostanze, comunque nei limiti di legge, grazie ad un particolare metodo di analisi realizzato dalle Università Federico II di Napoli e da quella spagnola di Valencia, in grado di scoprire contenuti che ai test ufficiali passano inosservati.

I farmaci trovati

Come riporta proprio il sito de “Il Salvagente”, più della metà delle confezioni analizzate hanno fatto rivelare tracce di farmaci e tra le più frequenti sono state riscontrate quelle di dexamethasone (un cortisonico), il neloxicam (un antinfiammatorio) e l’amoxicillina (un antibiotico), tutte in concentrazioni comprese tra 0,022 mcg/kg e 1,80 mcg/kg. Da dove vengono i residui di medicinali trovati nel test? Si tratta di farmaci utilizzati per curare, ad esempio, le mastiti nelle vacche da latte, cioè un'infiammazione della ghiandola mammaria che provoca cambiamenti nella composizione biochimica del latte e nel tessuto della ghiandola, così come ha spiegato Enrico Moriconi, veterinario e garante degli animali per la Regione Piemonte. “La ragione dell’uso di antibiotici come l’amoxicillina è la frequenza con cui contraggono le infezioni alle mammelle come la mastite. Tra l’altro, il fatto che siano stati trovati dei residui nel latte ne è la dimostrazione: se fossero stati utilizzati farmaci per curare altri tipi di infezioni, questi sarebbero stati smaltiti da reni e fegato”. Per lo stesso motivo, ha spiegato ancora l’esperto Moriconi, sono stati impiegati gli altri due farmaci ritrovati dal test: “In genere, si somministra un antibiotico mentre il cortisone e l’antinfiammatorio sono coadiuvanti”.

Nessun allarmismo

Riccardo Quintili, direttore de “Il Salvagente” invita comunque a non creare allarmismi, anche perché si tratta di rilevazioni in regola con i limiti di legge. "Queste analisi non vogliono essere una penalizzazione alle aziende nelle cui confezioni abbiamo trovato residui di farmaci. Molte si sono mostrate sensibili. L'interesse era sollevare un potenziale rischio per trovare soluzioni".

Gli effetti sull’organismo

Ora, il nodo fondamentale, è cercare di capire se un’assunzione continua di antibiotici anche in dosi tanto basse, assolutamente in regola con i limiti di legge, possa essere dannosa per l’organismo. Specie per bambini molto piccoli che fanno uso di latte spesso e volentieri. Secondo “Il Salvagente” nessuno è in grado di escludere due pericoli. Il primo è che queste sostanze possano rendere più facile la creazione di batteri antibiotico-resistenti. Ne ha parlato Ruggiero Francavilla, pediatra e gastroenterologo Università degli Studi di Bari: “L’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti determina una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che diventano più rappresentati. Questa informazione genetica viene trasferita ad altri batteri anche patogeni”, ha spiegato l’esperto. Il secondo pericolo è che questi farmaci possano alterare il microbiota umano, ovvero l’insieme dei microrganismi effettivi presenti nel nostro intestino. A far luce su questo punti ci ha pensato Ivan Gentile, professore associato di malattie infettive presso l’Università Federico II di Napoli: “In questo caso non si può escludere un rischio, sebbene basso, che l’esposizione anche di minime quantità, soprattutto in maniera ripetuta, possa avere ripercussioni sul microbiota intestinale cioè su quell’insieme vario di microorganismi che vivono con noi, nell’intestino, sulla cute, nella cavità orale solo per fare qualche esempio e che esercitano effetti benefici a livello digestivo, immunitario e protettivo”.  

I risultati simili a quelli di un altro test

I risultati di questo test, inoltre, confermano quelli di un’altra ricerca, condotta su 56 marchi di latte italiano pubblicata sul “Journal of Dairy Science” lo scorso novembre e che ha coinvolto sempre lo stesso team di esperti della Federico II di Napoli e dell’ateneo di Valencia. “Abbiamo trovato sostanze farmacologicamente attive nel 49% dei campioni, a concentrazioni tra 0,007 e 4,53 mcg/kg”, ha spiegato Alberto Ritieni, professore di chimica degli alimenti presso la facoltà di farmacia dell’ateneo campano e uno degli autori dello studio. “Nelle nostre conclusioni sottolineiamo che dato che il latte è raccomandato nella loro nutrizione, i neonati e i bambini in età infantile sono particolarmente esposti a queste sostanze e potrebbero risultare più vulnerabili. La loro capacità a metabolizzare questi agenti tossici non è ancora ben sviluppata. Per questo un monitoraggio costante degli allevamenti sarebbe necessario per assicurare la salute di questi piccoli consumatori”.
 

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