Virus Shamonda, Società italiana d’igiene: "Più sorveglianza sulle malattie infettive"
Salute e BenessereIl primo caso umano di infezione da virus Shamonda è stato segnalato in Francia in un paziente gravemente immunodepresso, deceduto a inizio ottobre. “È fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica”, ha dichiarato Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana d’igiene
La Società italiana d'igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) richiama l'attenzione sull'importanza di rafforzare la sorveglianza delle malattie infettive emergenti dopo la segnalazione in Francia del primo caso umano al mondo di infezione da virus Shamonda. Il virus, trasmesso da insetti e finora riscontrato negli animali da allevamento, è stato individuato in un paziente “fortemente immunodepresso", ricoverato a Lione per una patologia grave e "deceduto all'inizio di ottobre”. Le autorità sanitarie francesi precisano che, sulla base delle conoscenze attuali, non è stato identificato “alcun rischio sanitario per la popolazione generale”.
Il richiamo alla prevenzione
“In attesa di ulteriori approfondimenti epidemiologici e scientifici, questo caso rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di non abbassare la guardia nei confronti delle malattie infettive emergenti e dei rischi che possono rappresentare per la salute pubblica”, ha dichiarato Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene, a margine del 59esimo Congresso Nazionale della SItI. “È fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica, promuovendo una collaborazione sempre più stretta tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health che riconosce il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale”, ha aggiunto, per poi sottolineare: “Riteniamo pertanto prioritario investire nel potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione per intercettare precocemente questi fenomeni, rafforzare le risorse, le competenze professionali e le reti di collaborazione tra istituzioni e servizi sanitari. La prevenzione deve essere in grado di anticipare i rischi, non limitarsi a gestire le emergenze”.
Andreoni (Css): “Non c'è prova che il virus sia pericoloso per l'uomo”
A invitare alla cautela è anche Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio superiore di sanità. Secondo l’esperto, il caso francese "rappresenta un segnale da non sottovalutare di come i cambiamenti climatici possano influenzare la diffusione dei patogeni. Ma non dobbiamo aspettarci che il contagio si estenda alla popolazione umana: nonostante si sia verificato un decesso, non abbiamo prove che il virus sia mutato diventando pericoloso per le persone". "La trasmissione all'uomo è un evento eccezionale e non dobbiamo preoccuparci che il virus possa diffondersi facilmente tra le persone", ha spiegato Andreoni all’Ansa. "Siamo di fronte al caso di un paziente gravemente immunodepresso, nel quale l'infezione potrebbe aver trovato condizioni particolarmente favorevoli. Non possiamo quindi pensare che il virus si sia necessariamente adattato all'uomo: potrebbe semplicemente aver 'approfittato' di una situazione. Abbiamo già osservato casi di batteri e parassiti capaci di provocare infezioni in persone con difese immunitarie compromesse, senza che questo significhi che si siano adattati a infettare l'essere umano". Un'ipotesi alternativa, "ma molto meno probabile", è che il virus abbia subito una mutazione che gli consenta di infettare l'uomo con maggiore facilità”. Il vero aspetto preoccupante, ha precisato Andreoni, "è che questo agente infettivo sia arrivato in Europa. È un ulteriore segnale degli effetti della globalizzazione e, soprattutto, dei cambiamenti climatici, che possono favorire la diffusione di vettori e agenti infettivi in nuove aree geografiche. Un campanello d'allarme che merita attenzione e monitoraggio”, ha concluso.