Melanoma, pillola sperimentale per rendere il tumore più visibile alle difese immunitarie
Salute e BenessereLo studio internazionale di Fase 3 ha coinvolto 404 pazienti con melanoma avanzato. La combinazione di HBI-8000 e nivolumab ha ridotto del 27% il rischio che il tumore progredisca e ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione della malattia. I risultati sono stati presentati al congresso della Società europea di oncologia medica a Madrid
Una sperimentazione su pazienti con melanoma avanzato ha mostrato risultati promettenti per una nuova combinazione terapeutica. L'aggiunta di una molecola in compresse, chiamata HBI-8000, all'immunoterapia standard con nivolumab ha mostrato maggiore efficacia rispetto al trattamento con il solo nivolumab. La nuova molecola aiuterebbe a rendere le cellule tumorali più riconoscibili dal sistema immunitario e dunque maggiormente attaccabili. A indicarlo sono i risultati dello studio internazionale di Fase 3 HBI-8000-303, presentati in occasione del congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) a Madrid.
I risultati della sperimentazione
Lo studio ha coinvolto 404 pazienti con melanoma avanzato che non erano mai stati trattati prima con immunoterapia. La combinazione di HBI-8000 e nivolumab ha ridotto del 27% il rischio che il tumore progredisca rispetto al trattamento con il solo nivolumab e ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione della malattia. Inoltre, il 41,4% dei pazienti trattati con la nuova combinazione ha ottenuto una regressione del tumore, contro il 32,3% di quelli che hanno ricevuto la sola immunoterapia standard.
Come funziona la nuova molecola
"Con questa combinazione entriamo in una nuova dimensione dell'immunoterapia, in cui superiamo nettamente la capacità del tumore di nascondersi”, ha spiegato Paolo Ascierto, professore ordinario all'Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma, tra i principali autori dello studio. La nuova molecola appartiene alla classe degli inibitori Hdac, farmaci in grado di bloccare degli specifici enzimi (istone deacetilasi) utilizzati dalle cellule tumorali per nascondere gli antigeni, ovvero quelle sostanze che vengono riconosciute dal sistema immunitario come elementi da attaccare. “Bloccando questi enzimi, in sostanza 'spogliamo' le cellule maligne dalle loro difese fisiche, rivelando il loro vero identikit e rendendole così immediatamente riconoscibili al sistema immunitario. Una volta smascherato il tumore, l'immunoterapia con nivolumab può cacciare e distruggere le cellule tumorali con un'efficacia e una durata d'azione significativamente maggiori”, ha concluso l’esperto.