Health, dall'Uganda al Sudan: la sfida di EMERGENCY
Salute e BenessereOltre 4,8 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a cure chirurgiche essenziali. Nella nuova puntata di Health il racconto dell'African Network of Medical Excellence di EMERGENCY e del Centro di Chirurgia Pediatrica di Entebbe, in Uganda, dove il diritto alla salute diventa una realtà concreta per migliaia di bambini
La salute è un diritto universale. Eppure, per miliardi di persone nel mondo, accedere a cure sicure e di qualità resta ancora un privilegio. Secondo le stime internazionali, circa 4,8 miliardi di persone non hanno accesso a cure chirurgiche essenziali tempestive, sicure e sostenibili dal punto di vista economico. Una condizione che colpisce in modo particolare i Paesi a basso e medio reddito e che riguarda anche la popolazione più fragile: si stima infatti che oltre 1,7 miliardi di bambini non possano usufruire di servizi chirurgici adeguati. È da questi numeri che parte la puntata di Health, che questa settimana allarga lo sguardo oltre i confini nazionali per raccontare una delle più grandi sfide della salute globale: garantire il diritto alle cure anche nelle aree del mondo dove le infrastrutture sanitarie sono carenti e l'accesso alla medicina specialistica è ancora limitato.
L’impegno di EMERGENCY
Protagonista della puntata è EMERGENCY con l'African Network of Medical Excellence (ANME), un progetto nato per rafforzare i sistemi sanitari africani attraverso la creazione di centri di eccellenza gratuiti e altamente specializzati. Ne abbiamo parlato con Gina Portella, Direttrice dell'Area Medica di EMERGENCY, e con Andrea Franchella, Responsabile della Chirurgia Pediatrica di EMERGENCY.
Dall'assistenza umanitaria alla costruzione di sistemi sanitari
L'ANME nasce da un'idea semplice ma rivoluzionaria: non limitarsi a portare cure nei Paesi più fragili, ma contribuire a costruire strutture sanitarie in grado di garantire assistenza gratuita, formazione e sostenibilità nel lungo periodo. "Il modello ANME supera il concetto tradizionale di aiuto umanitario. L'obiettivo non è intervenire solo nelle emergenze, ma contribuire alla costruzione di sistemi sanitari forti e duraturi, capaci di offrire medicina di eccellenza accessibile a tutti" - spiega Portella.
Il progetto affonda le proprie radici nell'esperienza del Centro Salam di cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan, inaugurato nel 2007 e primo centro cardiologico completamente gratuito di eccellenza in Africa. Da quell'esperienza è nata nel 2010 la rete ANME, che oggi coinvolge diversi Paesi africani con l'obiettivo di sviluppare una strategia comune per affrontare le principali sfide sanitarie del continente. Al centro del modello ci sono tre principi fondamentali: uguaglianza, qualità e responsabilità sociale. "La gratuità e l'eccellenza non sono concetti alternativi, ma devono procedere insieme. Garantire cure gratuite significa eliminare una delle principali barriere all'accesso alla salute; garantire l'eccellenza significa assicurare ai pazienti gli stessi standard clinici che ci aspetteremmo in qualsiasi struttura avanzata del mondo" - sottolinea Portella.
Entebbe, il secondo pilastro dell'ANME
Dopo il Sudan, il secondo grande tassello della rete è stato il Centro di Chirurgia Pediatrica di Entebbe, in Uganda, inaugurato nel 2021. Una struttura nata per rispondere a una necessità enorme in uno dei Paesi più giovani del pianeta, dove oltre il 40% della popolazione ha meno di 15 anni. Il Centro dispone di tre sale operatorie, 72 posti letto, terapia intensiva, radiologia, laboratorio, banca del sangue, TAC e una guest house destinata ai familiari dei piccoli pazienti che arrivano da regioni lontane. Dal 2021 a oggi sono state effettuate oltre 35 mila visite ambulatoriali e più di 5.900 operazioni chirurgiche pediatriche.
"Il Centro di Entebbe rappresenta una dimostrazione concreta di ciò che l'ANME vuole costruire. Qui non offriamo soltanto interventi chirurgici, ma un sistema di cura completo, accessibile e sostenibile, capace di accogliere pazienti provenienti non solo dall'Uganda ma da diversi Paesi africani", racconta Franchella.
Quando una patologia curabile diventa una disabilità
Molte delle condizioni trattate a Entebbe sono patologie che nei Paesi ad alto reddito vengono diagnosticate e corrette precocemente. In contesti dove la chirurgia specialistica è poco accessibile, però, queste stesse malattie possono compromettere l'intero percorso di vita di un bambino. Tra gli esempi più significativi ci sono le malformazioni anorettali, anomalie congenite che impediscono il normale funzionamento dell'intestino e che, se non trattate adeguatamente, possono determinare pesanti conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. "Spesso non affrontiamo soltanto una patologia chirurgica. Ci troviamo davanti a bambini esclusi dalla scuola, isolati dai coetanei e privati di opportunità fondamentali per il loro futuro. Curare queste condizioni significa restituire dignità, autonomia e inclusione sociale" - osserva Franchella.
Proprio per approfondire questo aspetto, EMERGENCY sta lavorando a uno studio che analizzerà oltre 300 pazienti operati a Entebbe, valutando non solo gli esiti clinici ma anche il loro impatto sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali, sul benessere emotivo e sulla partecipazione scolastica.
Formare professionisti per costruire il futuro
Per EMERGENCY la sostenibilità di un sistema sanitario non passa soltanto dalle infrastrutture o dalle tecnologie, ma soprattutto dalle persone.
Per questo la formazione del personale locale rappresenta uno degli elementi centrali del progetto. Oggi circa l'80% dello staff sanitario del Centro di Entebbe è composto da professionisti ugandesi e la struttura è diventata un importante polo formativo per medici, infermieri e specializzandi provenienti da diverse realtà africane e internazionali. "La vera sfida è creare competenze che rimangano sul territorio. Investire nella formazione significa rafforzare il sistema sanitario nel lungo periodo e permettere ai professionisti locali di diventare protagonisti del cambiamento" - afferma Portella.
Il tema della formazione occupa infatti un ruolo centrale anche nella visione dell'ANME, che considera lo sviluppo delle competenze sanitarie locali uno strumento fondamentale per costruire sistemi più resilienti e contrastare la cosiddetta fuga dei cervelli.
Un ospedale "scandalosamente bello"
Il Centro di Entebbe è conosciuto anche per un'altra sua caratteristica distintiva: essere un luogo in cui l'architettura diventa parte integrante della cura. Il progetto è nato dall'incontro tra Gino Strada e Renzo Piano e si ispira al concetto di healing architecture, l'idea secondo cui gli spazi possono contribuire al benessere fisico ed emotivo dei pazienti. L'ospedale è stato progettato "a misura di bambino", con grandi finestre luminose, aree verdi, spazi colorati e ambienti pensati per ridurre la paura e favorire il recupero.
"Curare significa prendere in carico la persona nella sua interezza. Un ambiente accogliente, bello e rispettoso della dignità dei pazienti può contribuire in modo importante al percorso di guarigione, soprattutto quando parliamo di bambini" - spiega Franchella.
Una rete che guarda all'Africa del futuro
Oggi il programma regionale dell'ANME permette di individuare pazienti in diversi Paesi africani e accompagnarli verso percorsi di cura specialistici quando non disponibili nei territori di origine. Attraverso missioni di screening e accordi con numerosi sistemi sanitari nazionali, il modello punta a trasformare singoli centri di eccellenza in una vera rete continentale.
"Le esperienze di Khartoum e di Entebbe dimostrano che costruire medicina di eccellenza in Africa è possibile. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare e ampliare questo modello, rafforzando ulteriormente la collaborazione tra i Paesi africani e investendo nella crescita delle competenze locali" - conclude Portella.
Il messaggio che emerge dalla puntata di Health è chiaro: la salute non conosce confini. E in un mondo sempre più interconnesso, parlare di diritto alle cure significa necessariamente guardare anche alle grandi sfide globali, alle disuguaglianze sanitarie e alle soluzioni che possono contribuire a ridurle. Dall'Uganda al Sudan, l'esperienza di EMERGENCY dimostra che un'altra idea di sanità è possibile: gratuita, di qualità e accessibile a tutti.