Health, Biotecnopolo di Siena: il nuovo centro italiano contro le pandemie
Salute e BenessereAlla scoperta della Fondazione Biotecnopolo di Siena, l’hub pubblico creato dal Governo per rafforzare la capacità del Paese di affrontare le emergenze sanitarie. Al suo interno opera il CNAP – Centro Nazionale Anti‑Pandemico, che coordina lo sviluppo di vaccini, anticorpi monoclonali e reti di sequenziamento
Trattenere talenti, accelerare la ricerca e creare autonomia scientifica: sono questi gli obiettivi del Biotecnopolo di Siena, il nuovo centro italiano creato per prepararsi ad affrontare potenziali pandemie. Guidato dal Direttore Generale Gianluca Polifrone e dal Direttore Scientifico Rino Rappuoli – insieme ospiti a Health – ci siamo fatti spiegare perché rappresenta una nuova infrastruttura strategica per l’Italia. Cerchiamo di capire meglio.
Prevenzione e gestione pandemie
La Fondazione Biotecnopolo di Siena è un’infrastruttura nazionale nata per dotare l’Italia di una capacità stabile e strutturale nella prevenzione e gestione delle minacce epidemico‑pandemiche. La Fondazione, istituita dal Governo italiano, ha come missione lo sviluppo di piattaforme vaccinali, terapie innovative e nuovi strumenti diagnostici, costruendo una risposta sistemica alle emergenze sanitarie. Al suo interno opera il CNAP (Centro Nazionale Anti‑Pandemico), la struttura incaricata di coordinare la rete nazionale dei centri “spoke”, le attività di sequenziamento dei patogeni e lo sviluppo di vaccini e anticorpi monoclonali secondo l’approccio One Health. Un vero ecosistema che integra ricerca, infrastrutture, industria e governance pubblica.
“Costruiamo oggi la sicurezza sanitaria del futuro”
Il Direttore Generale Gianluca Polifrone ha spiegato perché il Governo ha deciso di investire in una struttura permanente e non legata a un’emergenza specifica: “Il Governo ha voluto colmare un vuoto strategico, dotare l’Italia di una capacità stabile di risposta alle minacce biologiche. La sicurezza sanitaria non può dipendere dall’emergenza del momento, va costruita prima”. Polifrone ha sottolineato come il Biotecnopolo rappresenti anche una strategia per invertire la fuga dei cervelli attraverso percorsi strutturati per giovani ricercatori e dottorati nazionali: “Investiamo in formazione e percorsi di crescita, è così che si contrasta davvero la fuga dei cervelli e si rafforza la nostra autonomia scientifica.” Un altro tema cruciale è la capacità del Paese di trasformare ricerca d’eccellenza in brevetti e applicazioni industriali. “Produrre ottima ricerca non basta – afferma Polifrone - dobbiamo aumentare i brevetti e trasformare le idee in soluzioni concrete per la salute pubblica.” Il Biotecnopolo è anche parte dell’EVH – European Vaccine Hub, iniziativa europea dedicata ad accelerare lo sviluppo di vaccini, rafforzando così la posizione dell’Italia nella strategia di difesa sanitaria del continente.
“La ricerca deve anticipare il rischio, non inseguirlo”
Il Direttore Scientifico Rino Rappuoli ha evidenziato la necessità di anticipare le emergenze attraverso la ricerca preventiva e lo studio dei patogeni emergenti: “Prepararsi significa studiare i patogeni in anticipo, prevedere come evolvono e arrivare già pronti con vaccini e anticorpi di nuova generazione.” Spendiamo alcune righe per ricordare chi è il Professor Rino Rappuoli. Considerato uno dei più importanti vaccinologi al mondo, è il pioniere della reverse vaccinology, l’approccio che parte dal genoma del patogeno e che ha rivoluzionato lo sviluppo dei vaccini moderni. Rappuoli ha guidato la creazione di vaccini innovativi come quello contro la pertosse acellulare, il meningococco C e l’adiuvante influenzale MF59. Il suo contributo decisivo è stato lo sviluppo del vaccino contro il meningococco B, considerato per anni una sfida invincibile, reso possibile proprio grazie alla reverse vaccinology. Questa tecnologia ha permesso di identificare nuovi antigeni e portare all’autorizzazione del primo vaccino efficace nel 2013, oggi somministrato in tutto il mondo. Per questo motivo Rappuoli è riconosciuto a livello internazionale come il “padre” del vaccino anti‑meningococco B.
Uso intelligenza artificiale
Tornando al Biotecnopolo, una parte rilevante del lavoro riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale per accelerare l’identificazione di antigeni e la progettazione di anticorpi monoclonali. “L’intelligenza artificiale è un acceleratore straordinario – ha spiegato Rappuoli - riduce i tempi, seleziona i candidati migliori e ci permette di essere più rapidi ed efficaci”. Il Professore ha inoltre richiamato il ruolo determinante della collaborazione tra istituzioni, ricerca e industria: “La scienza da sola non basta: servono industria, istituzioni e infrastrutture. Solo unendo competenze diverse si trasformano i risultati in soluzioni reali”.
Collaborazioni e finanziamenti: una rete in espansione
Il Biotecnopolo sta consolidando partnership con Ospedale Bambino Gesù, IZSVe, IIT, Humanitas, AOUP, Università di Siena e Area Science Park, creando un network di eccellenze italiane nella ricerca biotecnologica. A livello internazionale, partecipa a progetti finanziati da HADEA, NIH, ERC, CEPI e dal PNRR, con investimenti che spaziano da 1,3 a oltre 21 milioni di euro. La Fondazione integra:
- laboratori ad alta specializzazione
- piattaforme vaccinali e anticorpali
- reti di sequenziamento
- programmi formativi e dottorati nazionali
- infrastrutture digitali avanzate per garantire sicurezza e sovranità del dato
Un mosaico di competenze e tecnologie che mira a un obiettivo semplice ma decisivo: arrivare prima della prossima emergenza.
Cure palliative pediatriche
La seconda parte della puntata di Health è stata dedicata a un tema delicatissimo e spesso frainteso: le cure palliative pediatriche, affrontate insieme al Dottor Luca Manfredini, medico palliativista e direttore dell’Hospice pediatrico Il Guscio dei Bimbi dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. Le cure palliative pediatriche sono definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una presa in carico globale del corpo, della mente e dello spirito del bambino, con un sostegno attivo alla famiglia. Non coincidono con la sola fase di fine vita: iniziano fin dal momento della diagnosi e accompagnano tutto il percorso della malattia, integrandosi alle terapie attive. In Italia, l’accesso alle cure palliative pediatriche è un diritto sancito dalla Legge 38 del 2010, che riconosce l’importanza della terapia del dolore e dell’assistenza multidisciplinare, anche a domicilio.
“Non sono l’ultima cura, ma una cura in più”
Uno dei fraintendimenti più diffusi riguarda l’idea che le cure palliative pediatriche rappresentino l’ultima fase del percorso. Il dottor Manfredini lo chiarisce così: “Il fraintendimento più comune è pensare che le cure palliative arrivino solo quando non c’è più nulla da fare. È esattamente il contrario: sono un supporto precoce, che affianca le terapie, aiuta a controllare i sintomi e sostiene famiglie e bambini nel quotidiano”. Le cure palliative pediatriche rispondono infatti a tutti i bisogni complessi del bambino e della sua famiglia, non solo clinici ma anche emotivi, relazionali, psicologici e spirituali.
Il ruolo della cannabis terapeutica in oncologia pediatrica
La puntata ha affrontato anche un aspetto specifico: l’uso della cannabis terapeutica in oncologia pediatrica. Come spiega il Dottor Manfredini, non si tratta di una terapia antitumorale, ma di un supporto per gestire alcuni dei sintomi più gravosi nei bambini con malattia oncologica: “La cannabis terapeutica non cura il tumore: aiuta a controllare dolore, nausea, inappetenza, vomito e altri sintomi resistenti alle terapie convenzionali. Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita del bambino, giorno dopo giorno”. I benefici includono infatti:
- sollievo dal dolore cronico e neuropatico
- riduzione di nausea e vomito da chemioterapia
- stimolo dell’appetito
- supporto in condizioni di spasticità o epilessie resistenti
Modalità di prescrizione e sicurezza
In Italia la cannabis terapeutica è prescrivibile da qualsiasi medico quando le terapie standard risultano inefficaci, con un monitoraggio stretto su dosaggi e somministrazione. Il Gaslini è stato tra i primi centri pediatrici a sperimentarne protocolli dedicati, offrendo anche fornitura gratuita ai pazienti che ne hanno diritto in base a criteri regionali. “La sicurezza è garantita da un percorso di prescrizione rigoroso – afferma Manfredini - da controlli clinici ravvicinati e dall’uso di estratti galenici standardizzati. Ogni dose è personalizzata sul bambino”. La somministrazione avviene per lo più per via orale (oli ed estratti) o tramite vaporizzazione, con attenzione continua agli eventuali effetti collaterali.
Una rete da potenziare: il quadro italiano
Secondo il Ministero della Salute, le cure palliative pediatriche richiedono una rete integrata di professionisti e servizi dedicati, perché rispondono a bisogni altamente complessi che coinvolgono migliaia di bambini in Italia. Ad oggi, dal Policlinico Sant’Orsola all’Ospedale Bambino Gesù, sono attive équipe specializzate che lavorano sul territorio e in centri residenziali, come gli hospice pediatrici, ma le esigenze restano molto superiori all’offerta attuale.
Dignità, sollievo e qualità della vita
Le cure palliative pediatriche sono, prima di tutto, un approccio umano:
- riducono la sofferenza,
- accompagnano i genitori,
- mantengono la vita quotidiana del bambino il più normale possibile,
- integrano competenze sanitarie e supporto psicologico.
Come afferma l’OMS, iniziano al momento della diagnosi e continuano per tutto il percorso della malattia, non solo negli ultimi giorni. Dedicare spazio a questo tema significa superare stigma, silenzi e paure. Significa raccontare cure che non tolgono speranza, ma la trasformano: dalla speranza di guarire alla speranza di vivere bene, con dignità, anche in condizioni di estrema fragilità.