Epatite C, studio Cdc: in Usa quasi 3 pazienti su 4 senza accesso a cure

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È uno dei dati emersi da uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention americani, che ha analizzato i database sanitari e amministrativi nel periodo 2019-2020

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Negli Stati Uniti solo una piccola parte dei pazienti con epatite C riceve un trattamento con farmaci antivirali nei 360 giorni successivi alla diagnosi. È uno dei dati emersi da uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, pubblicato sul bollettino settimanale dei Cdc.

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Analizzando i database sanitari e amministrativi Usa nel periodo 2019-2020, è emerso che nei 360 giorni successivi alla diagnosi solo il 23% dei pazienti con Medicaid, la copertura sanitaria federale destinata alle persone a basso reddito, aveva ricevuto una terapia con antivirali ad azione diretta, ovvero farmaci capaci di eradicare l'infezione. Percentuale che si è attestata al 28% e al 35% rispettivamente tra i soggetti coperti da Medicare, il programma destinato prevalentemente agli anziani, e tra chi aveva un'assicurazione privata. "Tutti i pazienti con epatite C dovrebbero avere accesso a cure salvavita, indipendentemente da razza, etnia, età o stato assicurativo. Questo è fondamentale per fermare le morti prevenibili e prevenire nuove infezioni", ha commentato Debra Houry, vicedirettore dei Cdc.

Altri dati

La studio dei Centers for Disease Control and Prevention ha, infine, rilevato un accesso tempestivo ai farmaci contro l'epatite C ancor più ridotto negli Stati in cui era prevista qualche restrizione alla prescrivibilità, per le fasce di età più giovani e per quelle non bianche. "Il trattamento, di breve durata, sicuro, ben tollerato, per via orale porta alla guarigione in più del 95% dei casi", hanno riferito i ricercatori. "L'accesso illimitato e tempestivo agli antivirali ad azione diretta è fondamentale per ridurre la mortalità, le disparità e la trasmissione dell'epatite virale", hanno concluso.

 

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