La ripresa dalle conseguenze economiche del Covid è più lenta per le donne

Salute e Benessere

Lo indicano i risultati degli studi condotti dall’Eurasia Group e dall’Organizzazione internazionale del lavoro, da poco pubblicati dalla Fondazione Bill & Melinda Gates

La pandemia ha arrecato un danno economico notevole alle donne, portando persino alcuni esperti a coniare il termine “shecession” (dall’unione di “she” e “recession”). Questo fenomeno è ben evidenziato dai risultati degli studi condotti dall’Eurasia Group e dall’Organizzazione internazionale del lavoro, in collaborazione con il Generation Equality Forum dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, da poco pubblicati dalla Fondazione Bill & Melinda Gates. I dati raccolti indicando che le donne stanno avendo molti più problemi a riprendersi dai danni economici causati dall’emergenza Covid in ogni parte del mondo.

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Il divario tra uomini e donne

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Il numero degli uomini e delle donne che hanno perso il lavoro durante l’emergenza sanitaria non è poi molto diverso, eppure le donne che vengono riassunte sono molte meno. Per il 2021, gli esperti prevedono 13 milioni di lavoratrici in meno rispetto al 2019. Questo divario dipende in larga parte dal fatto che molte donne lavorano in settori che ancora risentono delle restrizioni introdotte per far fronte alla pandemia. È il caso, per esempio, della ristorazione, del turismo e della vendita al dettaglio. Anche la chiusura delle scuole e degli asili nido ha influito, costringendo molte madri a lasciare il lavoro per prendersi cura dei figli. Se prima dell’emergenza Covid un quarto delle donne accudiva i figli per più di nove ore al giorno, ora la cifra è salita a un terzo del totale.

 

I dati raccolti indicando anche che, nell’ambito dell’assistenza sanitaria, le donne rappresentano il 70% della forza lavoro, ma occupano appena il 25% dei ruoli dirigenziali. Secondo Anita Zaidi, presidente della Gender Equality Division della Fondazione Bill & Melinda Gates, questo divario porta spesso a far passare in secondo piano i programmi finalizzati a migliorare la salute delle donne. Durante il lockdown, per esempio, la contraccezione non è stata considerata un servizio assistenziale. Secondo le stime, questa decisione ha impedito a 12 milioni di donne di usufruire dei metodi contraccettivi, causando 1,4 milioni di gravidanze indesiderate. 

 

L’aumento del tasso di povertà

Tutti i fattori elencati finora sono alla base dell’aumento del tasso di povertà: prima della pandemia era sceso del 2,5%, ma quest’anno, secondo le ultime stime, salirà del 9%. Si tratta di una tendenza che può ancora essere invertita. I dati forniti dall’Eurasia Group indicano che fornendo assistenza per l’infanzia alle donne si potrebbe aumentare di 3 miliardi di dollari il prodotto interno lordo dell’economia globale. Inoltre, i programmi di trasferimento di denaro contante permetterebbero a 100 milioni di donne di uscire dallo stato di povertà. A questo proposito, la Fondazione Bill & Melinda Gates si è impegnata a donare 2,1 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni a favore dell’emancipazione economica delle donne, di progetti di pianificazione sanitaria e familiare e dello sviluppo di cariche dirigenziali.

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