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Il mal di testa da aeroplano può rovinare il viaggio

Salute e Benessere
Foto di archivio (Getty Images)

La cefalea si manifesta durante la fase di atterraggio, ha colpito nel corso della vita un passeggero su dieci e può durare dai 10 ai 30 minuti 

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Ancora poco conosciuta e studiata, la cefalea durante il viaggio in aereo ha colpito almeno una volta nella vita un viaggiatore su dieci. Si manifesta improvvisamente e con maggiore intensità durante la fase di atterraggio. Scompare dopo poco, ma può rendere sgradevole il volo. “Il dolore viene percepito tra le orbite oculari e la fronte ed è trafittivo – afferma il presidente della Fondazione Italiana Studio Cefalee, Paolo Martelletti –. In media dura tra i 10 e i 30 minuti e può essere accompagnato anche da vertigini. A lamentarsi di questa forma di mal di testa è stato l’8,3 % dei viaggiatori, ma nella letteratura scientifica sono stati descritti solo 275 casi”. Su alcune persone si è presentato con estrema severità clinica, ma gli esami neuroradiologici come Tac ed elettroencefalogramma “hanno avuto esito negativo e i ricoveri ospedalieri sono sempre risultati inappropriati”, dice il presidente.

Si manifesta durante l’atterraggio

Le regole di comportamento, obbligatorie per tutti i passeggeri durante l’atterraggio, rendono difficoltoso l’intervento dell’equipaggio, ma esistono farmaci per alleviare la sofferenza. “L’assunzione di triptani o antinfiammatori – continua Martelletti – fa diminuire del 50 % la sintomatologia dolorosa. L’utilizzo degli stessi farmaci prima dell’atterraggio abbassa della metà le probabilità di sviluppo della cefalea”. Siccome il disturbo non sempre si presenta, l’uso del farmaco può non avere una reale utilità. Il consiglio è di masticare delle gomme o sbadigliare in modo da compensare la crescita di pressione causata dalla perdita di quota. Si può anche usare uno spray nasale per liberare le vie respiratorie ostruite.

Causato da infiammazione delle mucose?

Cosa sia a provocare il dolore non è ancora chiaro. Secondo una delle ipotesi più accreditate l’infiammazione dei seni nasali e delle mucose svolgerebbe un ruolo decisivo. Ostacolando la compensazione della pressione durante l’arrivo dell’aeroplano, l’infiammazione comprimerebbe il nervo trigemino, causando così il disturbo. “Una conoscenza più approfondita delle cause scatenanti – dichiara Martelletti – potrebbe portare in futuro l’introduzione di medicinali per rendere piacevole o perlomeno non doloroso il viaggio anche ai passeggeri che accusano il fastidio”.