Più succo d'arancia nelle bevande, si passa dal 12% al 20%

A partire dal 6 marzo la quantità di succo d'arancia nelle bevande dovrà essere del 20% (Coldiretti)
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Entra in vigore un provvedimento nazionale approvato nel 2014. Coldiretti: "L'aumento della percentuale di frutta andrà a supportare gli oltre diecimila ettari di agrumeti italiani che si trovano per lo più in Sicilia e in Calabria"

Entra in vigore il provvedimento nazionale che innalza dal 12% al 20% il contenuto di succo d'arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia. La percentuale di succo d'arancia andrà riportata sull'etichetta, elemento che Coldiretti invita a controllare per acquistare bevande che rispettino la norma. Il mercato delle bibite analcoliche vale complessivamente 5,8 miliardi di euro.

L'impatto della nuova legge sulla salute

Come sottolinea Coldiretti, questo provvedimento "mira a tutelare la salute dei consumatori adeguandosi a un contesto programmatico europeo che tende a promuovere un'alimentazione più sana e a diffondere corretti stili alimentari". Coldiretti cita alcuni studi che avrebbero messo in evidenza come assumere bevande con il 20% di succo d'arancia aiuti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato dalle linee guida nutrizionali internazionali. Inoltre, queste bevande possono veicolare un mix di sostanze fitochimiche con un'incidenza positiva sul sistema immunitario".

L'impatto della nuova legge sull'economia

L'aumento della percentuale di frutta nelle bibite andrà a supportare gli oltre diecimila ettari di agrumeti italiani, pari per estensione a circa ventimila campi da calcio. Questi terreni si trovano per lo più in Sicilia e Calabria. "L’aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta al 20% corrisponde – spiega la Coldiretti – all’utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all’anno". Tuttavia, come spiega l'organizzazione in una nota, "a oggi per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro, agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute; cifra del tutto insufficiente a coprire i costi di produzione e di raccolta. Una situazione che – denuncia la Coldiretti – alimenta un'intollerabile catena di sfruttamento che colpisce lavoratori, agricoltori e trasformatori attenti al rispetto delle regole".

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