Coronavirus Lazio, il racconto di un positivo: “La battaglia per avere il tampone”. VIDEO

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“Ho chiamato il numero verde chiedendo per me e la mia famiglia il tampone dicendo che la notte prima ero stato in contatto con mio padre che aveva il virus. Mi hanno detto che lo avrebbero fatto soltanto in caso di sintomatologia grave”, ricorda l'uomo 

“Ho chiamato il numero verde chiedendo per me e la mia famiglia il tampone dicendo che la notte prima ero stato in contatto con mio padre che aveva il virus, ero convinto ce lo facessero”, ricorda Paolo Fuà, poi risultato positivo al coronavirus, ripercorrendo i giorni della quarantena. (DIRETTA - GLI AGGIORNAMENTI A ROMA)

La testimonianza: “Ho continuato la mia battaglia per avere il tampone”

“Ho spiegato che prendo degli immunosoppressori quindi sono immunodepresso, fragile e avevo paura. Ho avuto una polmonite due anni fa che mi ha fatto stare parecchio male quindi l'idea di prenderne un'altra mi faceva paura, ma non c'è stato verso, mi hanno detto che lo avrebbero fatto soltanto in caso di sintomatologia grave – prosegue Paolo nel suo racconto – Ho cercato di fargli capire che una volta che la sintomatologia è grave è più difficile curare la persona, volevo sapere se c'era qualcosa da poter prendere prima per monitorare, ma non c'è stato verso. Ho continuato la mia battaglia per cercare di avere questo tampone perché a casa con me c'era mia madre, che ha 82 anni, mio figlio e mia moglie. Ho continuato a chiamare. A me il tampone è stato fatto il 7 dopo innumerevoli richieste, io avrei finito la quarantena il 9, in teoria il 9 se non avessi avuto il tampone avrei potuto uscire e andare a fare la spesa – ha concluso Paolo – 15 giorni d quarantena obbligatoria non bastano”.  

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