Con una votazione finito 7 a 6 a favore della maggioranza si è deciso che sarà la Giunta per le autorizzazioni, in sede plenaria, a decidere sulle conversazioni fra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia, inviate dalla Procura e contenute in un cd sotto chiave. Opposizioni all’attacco, con il M5s che parla di "un precedente pericolosissimo" e il Pd che accusa "di sacrificare un procedimento contro la mafia per tutelare la segretezza" delle chat
Non è ancora arrivata a una conclusione la vicenda delle chat di Andrea Delmastro. La riunione della Giunta per il regolamento della Camera, chiamata a decidere se i componenti della Giunta per le autorizzazioni possano accedere alle conversazioni fra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia, inviate dalla Procura e contenute in un cd sotto chiave, è finita in un nulla di fatto. Con una votazione finito 7 a 6 a favore della maggioranza - e l'esponente di Azione, Antonio D'Alessio, che ha lasciato la riunione prima del voto finale - si è deciso che sarà la Giunta per le autorizzazioni, in sede plenaria, a decidere sulle chat. La seduta è stata convocata per domani, martedì 4 agosto, alle 13: la Giunta voterà sull'iter del dossier decidendo se sarà necessaria un'integrazione istruttoria - dopo la mossa di Francesco Lo Voi - o (e questo sarebbe orientamento della maggioranza) se si può procedere con l'Aula.
Le critiche
E non sono mancate le polemiche. Il presidente della Giunta Devis Dori ha attaccato: "Rimettendo il voto sull'acceso ai documento a un voto in maggioranza è chiaro che viene meno la natura di garanzia dell'organismo che presiedo". All'attacco anche il Movimento Cinque Stelle che parla di "un precedente pericolosissimo. Sarà la maggioranza di turno di fatto a decidere chi può accedere alla documentazione e chi no". Resta l'incognita dell'Aula: una parte del centrodestra (in particolare di Fratelli d’Italia) spinge per il voto già questo giovedì, mentre un'altra parte vorrebbe far slittare il tutto a settembre.
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E il M5s ha portato la protesta anche nell'Emiciclo, trasportando simbolicamente una piccola cassaforte a Montecitorio ed esponendo due lunghi striscioni con su scritto "Fuori le chat!" e "Aprite la cassaforte!". "Ma cosa c'è scritto in quelle chat? - punta il dito il capogruppo Riccardo Ricciardi, rivolto alla maggioranza - È incredibile quello che state facendo per coprire quello che Delmastro ha detto e scritto con Caroccia", un uomo "condannato per essere il prestanome dei Senese, la famiglia camorristica che controlla il traffico di droga". "E voi parlate di legalità?". Il Pd incalza: "Se la destra, FdI e Meloni decidono che bisogna tutelare la segretezza di quella conversazione a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno non andassero più a celebrare Borsellino e i caduti per la mafia", dice Federico Gianassi. Mentre la capogruppo di Avs Luana Zanella chiede a Fontana "di rendere conto della decisione tutta politica" di bloccare l'accesso al materiale dei pm.
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L’attacco a Fontana e la replica della Lega
Uno stop che questa mattina era stato registrato nuovamente da Dori: "Ho chiesto agli uffici della giunta per le autorizzazioni di poter visionare personalmente il cd ma mi è stato risposto che la decisione del presidente Fontana coinvolge non solo i membri, ma lo stesso presidente a cui è stato inviato il cd ai fini delle decisioni. Si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale". Secca la risposta della Lega che, con Laura Cavandoli, ha difeso l'operato di Fontana parlando di "una polemica politica pretestuosa e priva di fondamento. La tutela delle prerogative parlamentari passa dal rispetto delle procedure e delle competenze, non da iniziative personali o da polemiche che finiscono solo per indebolire il ruolo delle istituzioni".