Nucleare, Pichetto Fratin: "In Italia pronto nel 2033-2034, coprirà il 15% del fabbisogno"
PoliticaIl ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica è intervenuto al Forum in Masseria di Manduria, organizzato da Bruno Vespa e Comin&Partners. Secondo le sue previsioni, il primo nucleare italiano potrebbe arrivare nel 2033-2034 e coprire tra il 10 e il 15% del fabbisogno energetico nazionale entro il 2040.
L'Italia potrebbe tornare a produrre energia nucleare entro il 2033-2034. È la previsione del ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto venerdì 13 giugno al Forum in Masseria di Manduria, in provincia di Taranto, durante il dibattito "Dalla dipendenza alla resilienza: la nuova politica energetica italiana". Rispondendo alle domande di Bruno Vespa, che organizza la manifestazione insieme a Comin&Partners, il ministro ha indicato tempi, obiettivi e logica politica della scelta.
Le previsioni sul fabbisogno
Secondo Pichetto Fratin, il contributo del nucleare al mix energetico nazionale resterà contenuto ma stabile. "Abbiamo previsto dall'11 al 22% di produzione da energia nucleare con una serie di calcoli. È un elemento di riequilibrio perché produce energia in continuità", ha spiegato il ministro. La stima realistica al 2040, ha aggiunto, è di "un valore oltre il 5%, sul 10-15%, non oltre" del fabbisogno complessivo.
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I tempi secondo il ministro: "Io dico 2033-2034"
Sulla tempistica il ministro è stato netto, pur legandola allo stato della ricerca. I tempi per arrivare al nucleare "dipendono dalle condizioni della ricerca, della sperimentazione e delle tecnologie disponibili. Una parte rilevante la giocheranno le imprese del nostro Paese. Io dico 2033-2034", ha dichiarato. Il percorso normativo, ha ricordato, è già avviato: il disegno di legge ha ottenuto il via libera della Camera e dovrebbe essere convertito in legge dello Stato nel giro di un mese e mezzo. Entro fine anno il governo punta a completare il quadro con i decreti attuativi.
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"Una scelta politica per il futuro"
Pichetto Fratin ha inquadrato la decisione come strategica per ridurre la dipendenza energetica dall'estero. "La scelta politica è per il Paese, per il futuro. Di integrare i nostri sistemi di produzione di energia che sono molto dipendenti dall'estero", ha detto. Lavorare sul nucleare, ha aggiunto, significa "creare le condizioni per i nostri giovani" ed evitare quella che ha definito la "decrescita felice".
Il ministro ha anche rivendicato il peso industriale italiano nel settore: dopo la Francia, ha sostenuto, l'Italia è il Paese europeo che esporta nel mondo tecnologia e competenze sul nucleare. A sostegno della scelta, Pichetto Fratin ha portato un confronto sull'occupazione del suolo. "Un reattore di 300 megawatt occupa tre o quattro campi di calcio. Con il fotovoltaico per fare la stessa produzione ci vogliono circa 3mila campi di calcio", ha osservato.
"Non una sostituzione ma un'integrazione"
Il ministro ha infine richiamato la propria storia personale sul tema, risalente al referendum del 1987. "Nel 1987 da giovane segretario del Partito Repubblicano partecipai a una riunione in piazza dei Caprettari. Giovanni Spadolini ci disse che dovevamo vincere il referendum. Il risultato fu l'11%. Da allora sono rimasto convinto", ha raccontato. La logica, ha precisato, non è quella di rimpiazzare le fonti esistenti: "Integrare le fonti di energia con una nuova fonte di produzione non è una sostituzione ma una integrazione".