Energia elettrica, nel 2040 il 3,5% dovrebbe arrivare dal nucleare: cosa cambierà? I DATI
EconomiaNella giornata di ieri la Camera dei deputati ha licenziato il disegno di legge delega del governo sul nucleare, che ha lo scopo di disciplinare la normativa. L’esecutivo è infatti intenzionato a puntare sui piccoli reattori modulari, impianti nucleari di potenza ridotta, con l'obiettivo di cambiare nel tempo il mix energetico italiano. Le possibili modifiche in materia sono state al centro della puntata del 4 giugno di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
Primo ok in Parlamento per il disegno di legge delega del governo sul nucleare. La Camera ha approvato ieri il ddl Pichetto, con i voti favorevoli della maggioranza e di Azione, l'astensione di Italia viva e il no del centrosinistra. Il provvedimento è passato ora al Senato, con il governo che punta a farlo approvare prima della pausa estiva, per emanare i decreti attuativi "entro Natale", ha detto il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il disegno di legge punta a reintrodurre una disciplina organica sul nucleare. Dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d'intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Il nucleare e il suo peso nella produzione di energia elettrica è stato uno dei temi al centro della puntata del 4 giugno di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
La produzione di energia elettrica nel prossimo futuro
Ma che impatto avrà il nucleare sulla futura produzione di energia elettrica? Nel 2040 le previsioni del governo parlano di tre quarti di produzione grazie alle rinnovabili e solo il 3,5% dovuto al nucleare. Stessa storia anche dieci anni più tardi, nel 2050: in questo caso l’energia elettrica dovrebbe provenire per l’85% da fonti rinnovabili e per l’11% dal nucleare. Solo il 4% sarà legato a fonti fossili come il gas. Il nucleare, quindi, è destinato a salire in modo molto lento, passando da appena l’1% del 2035 all’11% del 2050. Di conseguenza l’impatto sulle bollette sarà minimo se confrontato a quello di altre fonti, come ad esempio le rinnovabili.
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Il nucleare a livello europeo
Un tema importante è poi quello dell’uranio arricchito, cioè il combustibile per questi reattori modulari su cui l’Italia sembra essersi orientata: a produrlo oggi sono soltanto i russi. Nell’Unione europea, invece, la produzione è ferma al palo: gli inglesi sono quelli più avanti e potrebbero iniziare a produrlo soltanto dopo il 2030. Bruxelles, invece, resta un’incognita.
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