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Referendum, Nordio: "Se vince il Sì ci sarà una riforma contro i casi Garlasco"

Politica

Sui dossier più discussi, dalla riforma alla "famiglia del bosco" fino alle polemiche con Gratteri, il ministro richiama alla prudenza, al rispetto dei ruoli e alla necessità di non esasperare il confronto. E proprio in questa linea di cautela istituzionale si inserisce anche il caso Bartolozzi: Nordio difende la sua capo di gabinetto, definendola una professionista esperta e leale

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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna al centro del dibattito pubblico con una serie di dichiarazioni che toccano alcuni dei dossier più sensibili del momento: dalla riforma del processo penale alle polemiche sul caso della "famiglia del bosco", fino alle tensioni con la magistratura e alle discussioni nate attorno al Festival di Sanremo.

"Dopo la riforma, casi come Garlasco non dovrebbero più accedere"

Nordio ribadisce la sua visione sul futuro del processo penale e sul referendum costituzionale. "Ritengo che casi come Garlasco, dopo la riforma che faremo, non ce ne dovrebbero più essere: perché noi attueremo il processo accusatorio", afferma nelle anticipazioni diffuse da Realpolitik. "Se dovesse vincere il 'no', credo che non ci sarebbe più spazio per fare una riforma nel senso voluto da Giuliano Vassalli quarant'anni fa".

Il caso della "famiglia del bosco": "Prima leggiamo le carte"

Sulle polemiche relative al caso della cosiddetta "famiglia del bosco", Nordio richiama alla necessità di attendere gli accertamenti: "Gli atti ispettivi si fanno quando a seguito di notizie, che non sono qualificate ma possono essere anche notizie di stampa oppure segnalazioni fatte da cittadini, è opportuno verificare se le procedure siano state rispettate. Se sono state rispettate? Questo non lo so finché non leggo le carte da cima a fondo". Il ministro, nelle anticipazioni diffuse da Realpolitik,  sottolinea che ogni valutazione deve avvenire solo dopo l’esame degli ispettori: "Sarebbe non solo prematuro, ma addirittura improprio se io anticipassi un giudizio senza avere avuto gli elementi per poterlo dare".

Sanremo e il precedente Cinquetti

Interpellato sulle polemiche riguardanti la canzone di Sal Da Vinci, accusata da alcuni di essere una forma di propaganda per il 'sì' al referendum, Nordio allarga lo sguardo alla storia recente. "Purtroppo in questo momento sono molto occupato, poi io amo la musica classica, sono un beethoveniano e non seguo molto il festival di Sanremo. Circa 50 anni fa, sempre durante il periodo del festival di Sanremo, era imminente il referendum sul divorzio e fu censurata una canzone di Gigliola Cinquetti perché suonava così: 'all'amore ho detto sì'. E poiché quel 'sì' sarebbe stato in un certo senso una persuasione occulta, hanno censurato la canzone. Era il '73 o '74, ma me la ricordo bene perché ci ho scritto un articolo, a quell'epoca scrivevo su un giornale liberale", ha dichiarato il ministro nelle anticipazioni diffuse da Realpolitik.

"Nessuna azione disciplinare contro Gratteri"

Il ministro della Giustizia è intervenuto sul caso delle dichiarazioni attribuite al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, finite al centro del dibattito politico e mediatico. A margine di un evento organizzato dal Comitato Sì riforma, il ministro ha dichiarato: "L'espressione 'dopo il referendum faremo i conti', letta così è un'affermazione estremamente grave. Allo stesso modo però, e parlo da garantista, bisogna sempre tener conto del contesto in cui queste espressioni vengono riferite e della vivacità della conversazione. Tenderei a escludere che un magistrato dell'esperienza di Gratteri possa addirittura minacciare di rappresaglia la stampa, sarebbe autogol così lampante e pernicioso anche per la causa che in questo momento lui sostiene. Per cui tenderei a interpretare con indulgenza queste affermazioni".

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Nell'anticipazione fornita da RealpolitikI, poi, il ministro, è nuovamente intervenuto sulle polemiche riguardanti Giusi Bartolozzi, sua capa di Gabinetto: "È una professionista di grandissima esperienza, che ha accumulato l'esperienza politica con l'esperienza di magistrato, è sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie di quella che invece può essere stata, come effettivamente è stata una voce da essere fuggita". Nordio ricorda che il ministero ha già diffuso un comunicato di chiarimento: "La dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata, direi che la cosa dovrebbe finire qui". 

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