Chi è Franco Frattini, tra i possibili candidati alla Presidenza della Repubblica

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Dopo la rinuncia di Silvio Berlusconi, uno tra i profili più graditi nel Centrodestra è quello del neopresidente del Consiglio di Stato. Romano, 64 anni, magistrato sceso in politica ed entrato più volte in Parlamento, è stato ministro degli Esteri, della Pubblica amministrazione ed ex Commissario europeo alla Giustizia

Dopo la rinuncia di Berlusconi, per la corsa al Quirinale il Centrodestra avrebbe pronta una serie di altri nomi (LO SPECIALE - SONDAGGIO - CURIOSITÀ). Tra questi, molto quotato, è quello di Franco Frattini, nominato da pochi giorni presidente del Consiglio di Stato. Si tratta di una figura che ha ricoperto incarichi istituzionali e un uomo a cui si riconoscono moderazione, garbo ed equilibrio, che in più occasioni hanno fatto da calamita al consenso bipartisan (I NOMI IN LIZZA - COME FUNZIONA L'ELEZIONE). Nel sondaggio realizzato dall'istituto di ricerca Quorum/YouTrend per Sky TG24, il 16,6% degli italiani si è detto "soddisfatto" se venisse eletto Frattini come presidente della Repubblica.

Chi è Franco Frattini

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Franco Frattini è il nuovo presidente del Consiglio di Stato

Frattini, classe 1957, romano, è un magistrato sceso in politica ed entrato più volte in Parlamento con il Centrodestra. Ex ministro degli Esteri (per due volte), della Pubblica amministrazione ed ex Commissario europeo alla Giustizia, il 14 gennaio 2022 è stato nominato nuovo presidente del Consiglio di Stato, eletto all'unanimità dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Sportivo, appassionato di montagna, amante della riservatezza, molto stimato dai colleghi magistrati, è anche presidente della SIOI dal 2011, presidente del Collegio di Garanzia dello Sport e Programme Leader presso la facoltà di Giurisprudenza del 'Link Campus University'.

La sua carriera

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Franco Frattini si è laureato alla Sapienza, nel 1979, alla facoltà di Giurisprudenza. Dal 1984 è stato avvocato dello Stato, poi magistrato al Tar in Piemonte. Nel 1986 è nominato consigliere di Stato e consigliere giuridico del ministero del Tesoro. È stato membro del Psi e ha lavorato come consigliere giuridico del vicepresidente del Consiglio Martelli tra il 1990 e il 1991. Poi nel 1994 è diventato segretario generale della Presidenza del Consiglio nel primo governo Berlusconi. Nel successivo esecutivo Dini, diventa ministro per la Funzione pubblica e gli Affari regionali. Nel 1996 viene eletto in Parlamento con Forza Italia e fino al 2001 è presidente del Comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti. Nel 2001, nel secondo governo Berlusconi, diventa ministro per la Funzione pubblica, poi nel novembre 2002 assume il ruolo di ministro degli Esteri. Durante questo periodo decise l'appoggio (solo logistico) agli Usa nell'invasione in Iraq. E in seguito ha autorizzato l'invio di un contingente italiano durante l'occupazione militare statunitense dell'Iraq, in quello da lui definito un "intervento di emergenza umanitaria". Nel 2004, dopo un rimpasto di governo, Frattini lascia il posto a Fini. Nella stessa legislatura è autore della legge, che porta il suo nome, sul conflitto di interessi.

Il ruolo da Commissario europeo e il ritorno in Italia

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Nel novembre 2004 Frattini diventa Commissario europeo per la Giustizia, Libertà e Sicurezza. Resta in carica fino al 2008, quando ha dato le dimissioni dopo essere stato eletto alla Camera. Viene poi nuovamente nominato nel Berlusconi IV alla Farnesina. Dal 2011 è presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Lascia il Popolo della Libertà nel 2012, in seguito sostiene Scelta Civica di Mario Monti. Nel 2013 è stato in corsa per diventare segretario generale della Nato, ma gli è stato preferito Jens Stoltenberg.

La nomina al Consiglio di Stato

Il 21 aprile 2021, Frattini viene nominato da Mario Draghi presidente aggiunto del Consiglio di Stato. Il 14 gennaio 2022 è stato eletto all'unanimità presidente al posto di Filippo Patroni Griffi. La sua nomina, che ha raccolto un vasto consenso, è stata formalizzata con una delibera del Consiglio dei ministri il 21 gennaio, cui seguirà un decreto del Presidente della Repubblica.

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