Giuseppe Conte: "Non temo il voto sul Mes. Il governo non cadrà"

Politica
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Il presidente del Consiglio, in un'intervista a La Repubblica,  interviene sul Recovery Fund: "L'attuazione affidata a una struttura di sei manager che potranno agire con poteri sostitutivi", i progetti "esprimeranno una chiara visione del Paese"

Giuseppe Conte, in un'intervista a La Repubblica , ha affermato di non temere il voto del Mes. "Siamo in guerra con il virus ma ora inizia la ricostruzione nel segno dell'Europa e sarà il mio governo a guidarla perché non cadrò sul Mes". È il messaggio centrale del presidente del Consiglio. Sul Recovery Fund: "L'attuazione affidata a una struttura di sei manager che potranno agire con poteri sostitutivi", i progetti "esprimeranno una chiara visione del Paese". A chi ipotizza rimpasti fa sapere: "Dovete uscire allo scoperto e chiedere cosa volete" (COVID: GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE).

"Rimpasto? I cittadini non capirebbero"

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Durante la sua intervista, il presidente del Consiglio si sofferma sull'ipotesi di un rimpasto politico nella maggioranza: "Il termine 'rimpasto' è una formula che andrebbe esiliata dal lessico della nuova politica. Cosa significa? Rimescolamento delle posizioni di governo?", si chiede Conte. Che poi risponde alla sua stessa domanda: "I cittadini non capirebbero. Se invece, nell'ambito di un serio e costruttivo confronto politico, una forza dovesse ravvisare l’opportunità di migliorare la sua squadra, questo sarebbe un altro discorso. Ma deve nascere dalle forze politiche, in maniera trasparente. Sono alla guida di una squadra che sta lavorando molto bene, benché sottoposta a uno stress incredibile da emergenza sanitaria, sociale ed economica".

"Faccio tutto da solo nelle questioni critiche? Abituato alle accuse"

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Sul fatto che alcuni esponenti del Pd lo accusino di agire da solo sulle questioni chiave, Conte replica: "Sono abituato a queste accuse come anche a quelle, opposte, di non decidere. Su molti dossier ci sono posizioni diverse, ma questo governo non può essere accusato di non risolvere i problemi". Infine sul Recovery fund e sui presunti ritardi dell'Italia: "Non mi risulta che Parigi e Berlino siano preoccupate, ma sicuramente questo documento che invieremo al Parlamento italiano e poi anche a Bruxelles servirà  per entrare nella fase finale che porterà a breve all'approvazione del piano nazionale italiano".

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