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Regionali Emilia-Romagna: Bonaccini del centrosinistra sfida Borgonzoni del centrodestra

i titoli delle 8 di skytg24 del 19 gennaio

5' di lettura

Il 26 gennaio, insieme alla Calabria, anche la regione storicamente di sinistra è chiamata al voto per rinnovare consiglio regionale e presidente. Sette i candidati che si contendono il seggio di governatore

Il 26 gennaio, in concomitanza con le Regionali in Calabria, 3 milioni e mezzo di elettori dell’Emilia-Romagna sono chiamati alle urne per rinnovare il presidente della Regione e i componenti del consiglio regionale. I candidati al seggio più alto sono 7: l’uscente Stefano Bonaccini, schierato dal centrosinistra, Lucia Borgonzoni, appoggiata dal centrodestra compatto, Simone Benini, sostenuto dal Movimento 5 Stelle, Stefano Lugli per L’Altra Emilia-Romagna, Marta Collot di Potere al Popolo, Laura Bergamini con il Partito Comunista e infine il Movimento 3V-Vaccini Vogliamo Verità con Domenico Battaglia.

Stefano Bonaccini

L’uscente Stefano Bonaccini (Pd) è sostenuto da sei liste dell’area di centrosinistra: oltre al Partito democratico, lo appoggiano +Europa (che raccoglie anche Pri e Psi), Volt Emilia-Romagna, Emilia-Romagna Coraggiosa, Europa Verde e la civica Bonaccini Presidente. Il politico, 53 anni, sta completando il suo primo mandato da governatore dell’Emilia-Romagna, cominciato nel 2014, quando era stato eletto con il 49% dei voti. La sua carriera politica è iniziata negli anni '90: dopo i primi incarichi locali, è stato assessore e poi consigliere comunale a Modena, nel 2010 è stato eletto consigliere regionale e nel 2013 è diventato responsabile nazionale Enti locali nella segreteria nazionale del Pd guidata da Matteo Renzi. Dopo le dimissioni dell’allora presidente dell’Emilia-Romagna Vasco Errani, indagato e poi assolto nel processo “Terremerse”, Bonaccini decise di candidarsi per il centrosinistra, vincendo le primarie interne e poi le elezioni. Il suo programma si basa su 4 punti chiave: giovani, crescita sostenibile, salute e innovazione.

Lucia Borgonzoni

A tentare di scalzarlo dalla presidenza è Lucia Borgonzoni, la quale, in caso di vittoria, diventerebbe la prima presidente non di sinistra o centrosinistra in cinquant’anni di storia della regione. Anche Borgonzoni è sostenuta da 6 liste: non solo Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma anche Cambiamo!-Popolo della Famiglia, Giovani per l'Ambiente e la civica Borgonzoni Presidente. Quarantatré anni, è senatrice del Carroccio dal 2018, ma milita nel partito dal 1992, quando si tesserò all'età di 16 anni. Prima consigliera provinciale e poi consigliera comunale a Bologna, nel 2016 si candidò a sindaco del capoluogo emiliano-romagnolo per la coalizione di centrodestra, venendo però sconfitta al ballottaggio dal primo cittadino uscente Virginio Merola, del centrosinistra. Dopo il suo approdo in Senato nella XVIII legislatura, è stata chiamata nella squadra del governo Conte I come sottosegretario di Stato al ministero dei Beni culturali. In campagna elettorale ha puntato, tra le altre cose, sulla sicurezza, sul sostegno alle imprese locali attraverso il taglio delle tasse e della burocrazia, su liste d’attesa più brevi nella sanità e sul caso affidi che ha coinvolto il comune di Bibbiano.

I 7 candidati alla presidenza dell'Emilia-Romagna: in alto, Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni; in mezzo, Simone Benini, Stefano Lugli e Marta Collot; in basso, Laura Bergamini e Domenico Battaglia

Simone Benini

Simone Benini è il candidato del Movimento 5 Stelle. Quarantanove anni, consigliere comunale a Forlì al secondo mandato, come riporta il Blog delle Stelle Benini è un piccolo imprenditore attivo nel campo dell’informatica, sistemista programmatore senior ed esperto di sistemi informatici, oltre che apicoltore. Si descrive come appassionato di temi quali energie rinnovabili, politiche rifiuti zero e sostenibilità ambientale applicata in ogni campo. È stato lui il candidato più votato - 335 le preferenze ottenute - al termine della consultazione sulla piattaforma Rousseau dello scorso 11 dicembre. Al centro del suo programma c’è l’ambiente, con lo stop al consumo di suolo e la chiusura progressiva di inceneritori e discariche, per far diventare l’Emilia-Romagna “la prima regione green d’Italia”.

Stefano Lugli

Stefano Lugli è uno dei volti della sinistra in queste elezioni regionali. La sua candidatura è sostenuta dalla lista L’Altra Emilia-Romagna. Lugli, 45 anni, è consigliere comunale di opposizione a Finale Emilia (Modena) nelle file di una civica. Laureato in Scienze politiche, lavora all’Ufficio cultura del Comune di Concordia, sempre nel Modenese. Come si legge nella biografia pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale, Luglia ha sempre fatto politica nella sinistra ma senza mai farne una professione, ed è attualmente segretario regionale di Rifondazione Comunista. È militante dell’Anpi e ha fatto parte di movimenti in difesa del territorio e dell’ambiente.

Marta Collot

Sempre a sinistra c’è Marta Collot, in corsa per il seggio di presidente della Regione per Potere al Popolo. Ventisei anni, è nata a Treviso, salvo poi trasferirsi a Bologna per studiare all’università e al conservatorio. La passione per la politica, come si legge nella sua presentazione, le è stata tramandata dai genitori. Tra le proposte di Potere al Popolo ci sono il salario minimo, l’abolizione della legge regionale urbanistica e il no all’autonomia differenziata.

Laura Bergamini

Chiude la rosa dei nomi della sinistra Laura Bergamini, sostenuta dalla lista di Rifondazione Comunista. Bergamini ha 59 anni ed è educatrice in un asilo nido di Parma, oltre ad aver lavorato anche nell’ambito della riabilitazione psicomotoria. Come scrive nel suo curriculum vitae, si è da sempre interessata alle problematiche del mondo del lavoro anche impegnandosi sindacalmente.

Domenico Battaglia

Domenico Battaglia corre invece con il sostegno della lista Movimento 3V-Vaccini Vogliamo Verità. Battaglia è un medico; nel 2015 firmò, insieme ad altri 120 colleghi, una lettera indirizzata all’Istituto Superiore di Sanità in cui si chiedeva di realizzare un confronto tra la popolazione vaccinata e quella non vaccinata. Principale obiettivo della lista è l’abolizione dell’obbligo vaccinale.

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