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Ex Ilva, il ministro Patuanelli: "La nazionalizzazione non è un rischio"

2' di lettura

Il governo valuta l'ipotesi di una partecipazione pubblica nell'acciaieria dopo il ritiro di ArcelorMittal. Per l'esecutivo resta inaccettabile la richiesta dell'azienda di 5mila esuberi. Speranza: "Pronti a tutto". Oggi sciopero di 24 ore negli stabilimenti

Sulla vicenda ex Ilva tiene ancora banco il braccio di ferro tra il governo, disposto a concedere lo scudo penale ad ArcelorMittal, e l’azienda, che insiste sulla cifra di 5mila esuberi. E nel governo si fa strada l’ipotesi della nazionalizzazione dell’acciaieria. Ad aprire a questa possibilità è anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che in un’intervista a Repubblica spiega: “Non vedo perché parlare di rischio” nazionalizzazione. “Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento”. Alla voce di Patuanelli si aggiunge quella del ministro della Salute Roberto Speranza: “Possibile una partecipazione pubblica per evitare la fine delle acciaierie”, afferma a La Stampa. Oggi intanto i dipendenti degli stabilimenti ArcelorMittal scioperano per 24 ore (DI MAIO: ARCELORMITTAL SI RIMANGIA L'ACCORDO).

Patuanelli: "Tema scudo penale non c'è più, inaccettabili 5mila esuberi"

Patuanelli sottolinea che “il tema dello scudo penale non c’è più. Come governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi”, spiega il ministro dello Sviluppo economico. “Ma ArcelorMittal – prosegue - ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile”.

Speranza: "Pronti a tutto per salvare ex Ilva"

Secondo il ministro Speranza "in questo momento la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi”. Il capodelegazione di LeU spiega che il governo è “pronto a tutto per salvare l’ex Ilva”. E afferma: “Se l’Italia vuole continuare a essere una grande potenza industriale non può rinunciare alla sua acciaieria più importante”.

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