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Russiagate, Colle: nessuna informativa. Salvini: fossi in Conte andrei in Parlamento

3' di lettura

Il Quirinale smentisce di essere stato informato delle richieste di Washington. Il leader della Lega intanto incalza il presidente del Consiglio: “Fossi in lui andrei in Aula”

“Non risulta alcuna informativa al Quirinale sul caso in argomento, anche perché il Quirinale non riceve abitualmente notizia di singole operazioni di collaborazione in corso tra Paesi alleati”. Così fonti del Quirinale al Messaggero.it a proposito di una presunta informativa che da Palazzo Chigi sarebbe avvenuta sulle richieste dell'amministrazione Trump al governo italiano. Il quotidiano romano ha oggi scritto un articolo dal titolo: "Palazzo Chigi: il Quirinale informato delle richieste Usa".

Salvini attacca il premier

Intanto si infiammano le polemiche su Conte, al centro di critiche dopo le visite a Roma del ministro della Giustizia Usa, William Barr, per incontrare i vertici dell'intelligence. "Se fossi in Conte andrei a riferire", dice il leader della Lega Matteo Salvini. Mentre Di Maio lo difende: "Conte non è che si rifiuta a riferire al Copasir, semplicemente il Copasir non ha un presidente. Io di Conte mi fido ciecamente, ha sempre agito nell'interesse della nazione". 

L'Italia e il caso Russiagate

La misteriosa visita di Barr - insieme al procuratore federale John Durham - farebbe parte di una specie di contro inchiesta sulle origini del Russiagate, voluta da Donald Trump, per rispondere alle accuse del procuratore speciale Mueller e dell'Fbi: l’ipotesi del presidente Usa è che sotto ci fosse un'operazione dei servizi segreti occidentali - compresi quelli italiani - per impedire insieme al “deep state” americano la sua elezione. Barr e Durham avrebbero chiesto agli 007 italiani informazioni sull'accademico maltese Joseph Mifsud, il docente sparito della Link university di Roma che per primo rivelò alla campagna di Trump il possesso da parte dei russi di materiale compromettente su Hillary Clinton (le email hackerate divulgate nei mesi successivi da WikiLeaks). La confidenza fu ricevuta da un consigliere del tycoon, George Papadopoulos, che la condivise con diplomatici australiani a Londra, i quali la spifferarono poi all'Fbi dando avvio al Russiagate. 

Il ruolo di Mifsud

Trump e i suoi alleati sono convinti che Mifsud sia un agente occidentale sotto il controllo della Cia o dell'Fbi, usato nel 2016 per tendere una trappola alla sua campagna. Papadopoulos, condannato nel Russiagate per aver mentito all' Fbi sui suoi rapporti con Mifsud, ha scritto su Twitter che il professore maltese "era un operativo italiano gestito dalla Cia". Nel presunto complotto ai danni del tycoon - continua la tesi del team di Trump - i governi italiani sarebbero stati complici dell'ex presidente Usa Barack Obama. A tirare in ballo Obama è soprattutto Papadopoulos: ha accusato l'amministrazione Obama di aver messo in piedi una trama con i servizi segreti per fermare l'ascesa di Trump e poi, su Twitter, ha accusato Obama di collusione con governi stranieri per spiare un avversario politico.

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