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Carige, garanzie fino a 3 miliardi. Di Maio: “Punire banchieri che l'hanno ridotta così”

5' di lettura

Previsto fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e dell’eventuale sottoscrizione di azioni, in caso di ricapitalizzazione statale. Giorgetti: "Senza soldi privati si nazionalizza", Tria: "Preferibile soluzione di mercato"

Una garanzia statale sulle obbligazioni Carige per un massimo di 3 miliardi di euro, da attivare fino al 30 giugno e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo, in caso di ricapitalizzazione precauzionale. Sono queste le misure previste dal decreto Carige, varato lunedì sera dal governo per il salvataggio della banca genovese (LA STORIA DI CARIGE). Il Dl è stato firmato ieri sera dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La banca ha ora due mesi di tempo per presentare un piano industriale: la possibile ricapitalizzazione da parte dello Stato sembra un’ipotesi residuale, stando alle parole dei tre commissari dell’istituto bancario, che ieri hanno incontrato le organizzazioni sindacali per discutere del futuro degli oltre 4.200 dipendenti. Ma oggi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti risponde affermativamente a chi gli chiede se la nazionalizzazione di Carige sia "una possibilità concreta". E Matteo Salvini aggiunge, da Varsavia: "L'obiettivo è salvarla sotto lo Stato. Se ci saranno utili ci guadagnerà lo Stato". Mentre Tria fa sapere che "una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile". Duro, infine, il commento di Luigi Di Maio: "Dobbiamo punire i banchieri che hanno ridotto così l'Istituto".

Giorgetti: "Se nessun privato mette i soldi, si nazionalizza"

"La nazionalizzazione è un'eventualità prevista dal decreto se non si verificano alcune condizioni, quindi se nessun privato ci mette i soldi arriverà la nazionalizzazione", spiega Giorgetti a margine di un evento al Miur. "Toti e Modiano sono contro la nazionalizzazione di Carige? Se gli azionisti privati avessero ricapitalizzato la banca e ci avessero messo i soldi, cosa che non hanno fatto il 22 dicembre, non sarebbe necessario il decreto legge", ha aggiunto. Poi, alla domanda su quanto costerà l'operazione agli italiani, conclude: "Questo non è preventivabile, le somme indicate nel decreto legge sono dei limiti massimi".

Tria: "Nazionalizzazione solo temporanea"

Sul tema, interviene anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria che, al question time alla Camera a proposito di Carige, sottolinea che al momento "non è possibile stabilire se si materializzerà l'emergenza" tale da richiedere la ricapitalizzazione precauzionale. In merito alle similitudini rispetto all'intervento del 2016, Tria spiega: "È così poichè non è cambiata la cornice delle regole Ue" e, in entrambi i casi (Carige e Mps) non è appropriato parlare di "salvataggio", perché della ricapitalizzazione precauzionale "possono beneficiare solo le banche solventi". Un intervento, quello della nazionalizzazione, che sarebbe comunque solo "temporaneo". "Il governo è pronto a realizzare quanto necessario e con le modalità più opportune per la salvaguardia dei risparmiatori e del tessuto economico di riferimento in coerenza con il quadro normativo europeo", ha concluso Tria. 

Di Maio: “Punire banchieri che hanno ridotto così Carige”

L’ultimo a parlare, in serata, è stato l’altro vicepremier Luigi Di Maio che in una diretta Facebook ha attaccato: "Anche sulle banche per quanto mi riguarda con tutte le azioni che porteremo a casa quest'anno faremo in modo che d'ora in poi nessun banchiere più possa essere impunito e nessun risparmiatore più possa avere la preoccupazione di dove ha messo i soldi". Di Maio ha poi ribadito che "le banche dello stato possono esistere, possiamo aiutare le famiglie e dobbiamo punire fortemente quei banchieri che anche nel caso Carige hanno ridotto così la banca".

Stesso testo del 2016

lI Sole 24 ore aveva infatto sottolineato come il testo del decreto sia pressoché identico a quello approvato nel 2016 dal governo Gentiloni per avviare la nazionalizzazione di Monte dei Paschi e il salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Esattamente come per le banche venete,  è previsto infatti che “le obbligazioni potranno avere durata fino a 7 anni, dovranno essere prive di clausole di subordinazione o di componenti derivate, e dovranno prevedere il rimborso integrale a scadenza”. Identico a quello utilizzato nel 2016 è anche il calcolo della commissione per ripagare la garanzia. Intanto la Commissione europea vigila: "È in contatto con le autorità italiane, pronta a discutere con loro della disponibilità di strumenti" di salvataggio "sempre nel quadro degli strumenti europei", riferisce Bruxelles.

Le polemiche

Il tema ha sollevato molte polemiche e il Pd ieri ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sul possibile conflitto di interessi del premier Conte per i rapporti con il giurista Guido Alpa, già consigliere di Carige, e con Raffaele Mincione, azionista della banca.  Accuse bollate come "un'assurdità" da Conte che - ricordano da Palazzo Chigi - non ha mai avuto "uno studio professionale associato" con Alpa né ha mai "incontrato o conosciuto" Mincione, limitandosi a fornire un parere legale a una società di cui era socio e presidente.

A Sky Tg24 Economia, l’ex-ministra del Pd Maria Elena Boschi ha detto che “il decreto è un copia e incolla di quello fatto dal governo Gentiloni”. “In questo caso, a differenza del Monte dei Paschi di Siena, non verrà toccato neanche un centesimo a obbligazionisti senior e ai correntisti”, la replica del presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi. Ieri anche Renzi, Salvini e Di Maio hanno avuto un duro botta e risposta sul tema.

Data ultima modifica 09 gennaio 2019 ore 20:57

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