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Verona, Pillon (Lega) su mozione anti aborto: tutti dovrebbero farla

6' di lettura

Il senatore del Carroccio esprime sostegno al testo del leghista Zelger, approvato anche con il voto della capogruppo Pd Padovani, ora sfiduciata dai consiglieri del suo partito. Polemiche dem: “Si dimetta”. Sindaco Sboarina a Sky tg24: mozione parte dalla legge 194

Non si placa la polemica politica che ha travolto Verona, dove nella notte tra giovedì e venerdì è stata approvata una mozione leghista antiabortista che definisce la città veneta “a favore della vita”, contiene espressioni critiche nei confronti della legge 194 e prevede finanziamenti ad associazioni cattoliche che hanno l'obiettivo di promuovere iniziative contro l'aborto. Un testo difeso dal sindaco Federico Sboarina, che a Sky tg24 spiega che "la mozione parte dalla 194" e all'interno si può trovare "l'impegno dell’amministrazione verso le associazioni che sostengono le donne che si trovano di fronte a un bivio difficile". Secondo il primo cittadino la vicenda è stata "utilizzata in modo strumentale da chi forse non ha nemmeno letto la mozione". La Lega difende l'iniziativa e il senatore Pillon dice: "Dovrebbero farlo tutti i Comuni".

Padovani sotto attacco

Al centro degli scontri è soprattutto il voto favorevole della capogruppo Pd, Carla Padovani, nota per le sue posizioni cattoliche e già al centro di polemiche per avere chiesto di essere tolta da un video targato Pd con la prima unione gay a Verona. I consiglieri comunali del suo partito l'hanno sfiduciata e hanno chiesto le dimissioni della capogruppo: “Non è più compatibile con il suo ruolo”. Lei però si difende e in un'intervista sul Corriere di Verona dice: "Non sto a guardare di che colore siano le mozioni. So che nel Pd ci sono molte persone che condividono la mia opinione. L'articolo 2 del codice etico del Pd prevede la libertà di coscienza" (COSÈ LA LEGGE 194 SULL'ABORTO).

Pillon: “Non capisco perché indignarsi”

Il consigliere leghista Alberto Zelger, che ha presentato il testo, si è difeso dicendo che "non è una mozione contro l'aborto ma per prevenire l'aborto”. La prevenzione dell’aborto “come chiede anche la legge 194, andrebbe applicata appieno nella prima parte". Poi aggiunge: "A livello personale ritengo che l'aborto sia una cosa orrenda e che, dopo 40 anni, non sia uno scandalo chiedere che alla 194 sia fatto il tagliando". "Il ministro Lorenzo Fontana condivide le mie iniziative a sostegno della maternità e contro il calo demografico - ha sottolineato - che comunque facevano parte del programma elettorale del sindaco Federico Sboarina". Zelger ha ottenuto l'appoggio del senatore del Carroccio Pillon: "Dopo aver letto la delibera posso dire che non capisco davvero perché indignarsi se il comune scaligero, nel pieno rispetto della legge, decide di aiutare le donne in difficoltà a proseguire la gravidanza". "A norma di legge dovrebbero farlo tutti i Comuni”, ha continuato Pillon, invocando l'articolo 1 della 194/1978 “in cui si sancisce che 'lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità tutela la vita umana dal suo inizio'".

Fantinati (M5s): “Sembra di essere tornati al Medioevo”

Ma dagli alleati di governo della Lega arrivano pareri fortemente negativi. A parlare è Mattia Fantinati del M5s, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "A Verona sembra di essere tornati al Medioevo. Si votano provvedimenti che vanno a favorire associazioni private antiabortiste e si offendono le donne”. Nato a Nogara, in provincia di Verona, il pentastellato osserva che la maggioranza della città “ha una politica di stampo confessionale, ma anche il Pd, la cui capogruppo ha votato a favore della mozione, sembra essere rimasto secoli indietro”. Secondo Fantinati, “se davvero si volessero intraprendere politiche serie di sostegno alla maternità, si dovrebbero finanziare strutture pubbliche e non associazioni private di dubbio orientamento. Strumentalizzare temi etici per fare campagna elettorale è un grave errore".

La dirigenza del Pd prende le distanze dalla Padovani

Dura anche la reazione della dirigenza del Pd per la presa di posizione della capogruppo Padovani. Il segretario Maurizio Martina ha parlato di “grave errore” e ha detto che sulla legge 194 “non ci può essere ambiguità”. "Io credo che gli organismi di garanzia debbano avviare le procedure per espellere la capogruppo al consiglio comunale di Verona. Il suo voto è contro i valori del nostro partito e contro decenni di lotte delle donne", ha detto Andrea Orlando. "Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati”, ha rincarato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Non si rispetta la vita se non si rispettano le scelte delle donne, soprattutto quando sono difficili come lo è quella di interrompere una gravidanza. L'Italia ha una legge seria, la 194, che va applicata". In rivolta anche le donne del Pd: la senatrice Valeria Fedeli e la vicecapogruppo alla Camera Alessia Rotta hanno chiesto le dimissioni della Padovani, mentre per Barbara Pollastrini la capogruppo "non ha la consapevolezza del proprio ruolo di rappresentante del Partito Democratico". Duro anche il giudizio della responsabile diritto alla salute della segreteria Pd, Marina Sereni, che ha definito "del tutto sbagliato e incomprensibile" il voto della Padovani. "Esterrefatta e schifata" si è detta invece Monica Cirinnà: "Va bene gli appelli all'unità, ma se deve essere un fritto misto - ha spiegato - io non ci sto. Il Pd deve essere un partito fieramente di sinistra". "Una vergogna. Vogliamo tornare sotto i ferri delle mammane?! Giù le mani dalla #194", ha twittato infine Laura Boldrini (Leu).

Chi è Carla Padovani

Ma la capogruppo del Pd si è detta stupita dal sorgere delle polemiche perché “sull’aborto è un fatto di coscienza” e “il codice etico del Pd del 2008 parla all'articolo 2 di libertà di coscienza”. E ha aggiunto che “la legge 194 ha 40 anni, è nata prima del Pd. Su questa legge non mi pare che ci sia una linea chiara del partito. Questo è un classico voto di coscienza. La difesa della vita è un valore universale". Una posizione, la sua, che sorprende perché non rispecchia la sua appartenenza all’opposizione in consiglio comunale, ma che secondo il deputato Pd veronese Vincenzo D'Arienzo “era perfettamente prevedibile”. A marzo, infatti, “aveva chiesto di essere tolta da un video promozionale organizzato dal suo circolo perché in quel video prendevano la parola anche un gruppo di persone omosessuali e già in quell'occasione erano state chieste le sue dimissioni", ha raccontato D’Arienzo. La Padovani ha iniziato la sua carriera con una militanza nella Margherita, poi è arrivata l'elezione come consigliera di maggioranza nel 2002. Dopo qualche anno lontana dalla vita politica, è tornata nei ranghi dell'Udc per cui si era presentata alle comunali del 2012, non riuscendo però a guadagnare una poltrona in Consiglio comunale. Infine l'elezione nelle fila del Partito Democratico nel 2017 all'opposizione dell'amministrazione Sboarina.

Cosa dice la mozione votata a Verona

La contestata mozione di Zelger, sottoscritta anche dal sindaco di centrodestra Federico Sboarina, è stata approvata nella notte tra giovedì e venerdì, con 21 voti a favore e sei contrari. Nel testo si dichiara Verona "città a favore della vita" e si chiede alla giunta di finanziare associazioni cattoliche per iniziative a sostegno della natalità e promuovere il progetto regionale 'culla segreta'. È stata invece respinta la proposta per la sepoltura automatica dei feti abortiti. Il via libera alla mozione è stato accolto tra le proteste delle attiviste dell'associazione “Non una di meno”, vestite con costumi ispirati alle ancelle della serie tv statunitense The Handmaid's Tale, che racconta un presente distopico in cui delle “ancelle” vengono costrette a diventare oggetto per la riproduzione.

Data ultima modifica 06 ottobre 2018 ore 19:30

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