Il rapporto deficit/Tria e la tenuta del governo

Politica

Massimo Leoni

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Il ministro dell'Economia è davvero l'ultimo ostacolo alla #manovradelpopolo e alla scomparsa della povertà? Lo sapremo presto

Se uno vuole varare una legge di bilancio che sia la #manovradelpopolo e che farà “sparire la povertà”, il fatto che il tuo ministro dell’Economia intervenga ad un convegno e ricordi, a chi lo ascolta ma anche a se stesso e a chissà chi altri, che lui ha giurato “di essere fedele alla Costituzione e di operare nell’esclusivo interesse della nazione e non di altri”; ecco, quel memento non dovrebbe essere fonte di preoccupazione. Anzi.

Nella Costituzione il popolo è sovrano, la lotta alle povertà è certamente uno degli obiettivi al quale la comunità deve tendere ed è quindi nell’interesse della nazione, non di altri ma di tutti. Invece il ricordo di quel giuramento, alla vigilia della presentazione della nota di aggiornamento del Def, ha preoccupato non poco. È sembrato il principio non negoziabile, l’elemento di rigidità di cui Tria vuole apparire custode. D’altra parte, già l’antivigilia era stata riempita dall’enunciazione di altri principi, non negoziabili e rigidi. Chi ha ascoltato Luigi Di Maio, che riuniva i ministri Cinquestelle in una sorta di mini consiglio, riferisce di un vicepremier che annunciava massima attenzione sui numeri del Def. Da quelle cifre, avrebbe detto, gli italiani capiranno se facciamo sul serio. Quelle cifre devono essere compatibili con una manovra che contenga tutte le promesse, in particolare il reddito e le pensioni di cittadinanza così come il superamento della legge Fornero. E avrebbe detto, Di Maio, che se queste cose non ci sono, il Movimento non voterà la manovra.

Dato che il Movimento Cinquestelle non è un partitino che partecipa ad un governo di coalizione e si tiene stretto il suo potere di veto, ma è il partito di maggioranza relativa di questa legislatura, allora quelle parole significano che se la manovra che vuole il ministro dell’Economia è diversa da quella che ha in mente Di Maio, qualcun altro dovrà occuparsi di scriverla o riscriverla. Che Tria è un altro dei tecnici che vogliono ostacolare il cambiamento.

Insomma, tutti mettono le mani avanti. Chi ricordando i giuramenti, chi promettendo al Popolo pane e manovra. Tra qualche ora, sarà tutto racchiuso in un numero scritto nella nota di aggiornamento: il rapporto tra deficit e pil per il 2019. Intorno all’1,6% avrà vinto “l’interesse della nazione” e di Tria. Dal 2% in su, avremo la manovra del popolo e la morte della povertà. Entrambe sembrano splendide prospettive. Per una volta abbiamo tutto da guadagnare. O no?

Ps. Tra gli obiettivi evangelici cha saranno raggiunti, il sottosegretario a Cinquestelle Manlio Di Stefano ne ha annunciato un altro: gli ultimi saranno i primi. Pare che al Pd stiano già festeggiando.

Consigli per l’ascolto: “Murdered by Numbers”, The Police

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