Di Maio, Ilva e le polveri rosse

Politica

Massimo Leoni

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Giochi di Palazzo

Il vicepremier stretto tra le promesse e la realtà possibile. Con poco tempo a disposizione.

Innanzitutto, una buona giornata. È la prima volta che ho un blog, è la prima volta che ci scrivo qualcosa. Per raccontarvi quello che per motivi di tempo e di scaletta non riesco a raccontarvi in diretta. Quello che fanno e dicono nei palazzi. Come si gioca, lì dentro. Piccoli racconti. Riflessioni che, magari, possono aiutare a comprendere. E che, qualche volta, potranno anticipare le notizie vere e proprie. Seguitemi e trattatemi bene. Io, con voi, lo farò.

Luigi Di Maio ha annunciato che su Ilva è (quasi) tutto da rifare, che la gara vinta da ArcelorMittal è viziata da irregolarità, che bisogna ottenere più soldi, più garanzie sull’occupazione, più rigore sugli obiettivi ambientali per Taranto. L’annuncio in un’aula vuota, deserta anche e soprattutto dei parlamentari a Cinquestelle. E Di Maio rischia di ritrovarsi solo anche nelle decisioni che seguiranno. A parlarci, quelli della Lega sono quanto meno tiepidi sull’argomento: era un problema risolto, o almeno una questione che il nuovo governo doveva sorvegliare, ma non ripartire da zero. Invece il rischio c’è. Figurarsi l’opposizione. Chi in Forza Italia conosce bene la questione Ilva, e il territorio dove si è consumata, parla di stupidaggine “mondiale”. Dicono: ArcelorMittal è il primo produttore di acciaio al mondo, vuole fare le cose per bene, l’investimento è di lungo periodo. Tornare al via significa essere lontani anni luce dalla ragionevolezza. Ritardare significa mettere a rischio gli obiettivi.

Al Pd, i pugliesi vicino a Michele Emiliano sono tentati di dar ragione a Di Maio. Francesco Boccia lo fa apertamente: Calenda non ha chiuso alle migliori condizioni, dice. Gli altri - sono la maggioranza - dicono che ha ragione l’ex ministro. L’ex ministro dice, a denti stretti, che se Di Maio riesce ad ottenere di più… beh, complimenti. Insomma, il solito Pd.

Si diceva della solitudine di Di Maio. Sembra tentato dall’idea di sottolineare la discontinuità, comunque. La strada però è stretta. Il tempo lo è di più.

Visto che nessuno ha individuato illegalità nella gara che Arcelor Mittal ha vinto su AcciaItalia, difficile che se ne possa fare un’altra, ex novo. La cosa più semplice è dare il via libera alle ulteriori proposte migliorative che arriveranno dal colosso euroindiano su soldi, occupazione, ambiente, miglioramenti che il vicepremier potrà rivendicare come una personale vittoria. La cosa più complicata, invece, è bloccare tutto, decidere la chiusura di Ilva e lavorare sul piano B: una totale riconversione del territorio, niente più acciaio e spazio alle idee nuove e all’aria pulita. Sembra un sogno, e forse lo è. Ma il fatto è che su questo sogno il Movimento Cinquestelle a Taranto ha preso quasi il 45% dei voti e molti - gli ambientalisti in prima fila - parlano, già da un po’ e rumorosamente, di “tradimento”.

Intanto Il denaro è il combustibile che Ilva usa per rimanere accesa. E continua ad inquinare. Ieri Taranto era invasa da polveri rosse, in uno scenario da incubo premonitore.

Giusto scegliere il meglio e ottenerlo. Ma bisogna farlo presto, subito.

Consigli per l’ascolto: 21st Century Schizoid Man, King Crimson     

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