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Decreto Dignità, ecco cosa prevede il provvedimento

Il capo del Governo, Giuseppe Conte con il ministro Luigi Di Maio, fautore del "Decreto dignità" (Ansa)
4' di lettura

Dalla spinta su contratti a tempo indeterminato alle multe ad aziende che delocalizzano pur avendo beneficiato di aiuti statali, fino al bando per spot di scommesse e giochi d’azzardo. Queste alcune delle misure che potrebbero entrare nell'imminente DL del governo Conte

Il Decreto Dignità, slittato di alcuni giorni a causa della possibile mancanza di coperture finanziarie, sarà il primo provvedimento del governo guidato da Giuseppe Conte. Secondo il vicepremier, Luigi Di Maio, per il dl si dovrebbe chiudere "la settimana prossima, al massimo lunedì o martedì". Una previsione, questa, confermata anche dal ministro per i Rapporti per il Parlamento Riccardo Fraccaro a Sky TG24. Ma cosa dovrebbe essere previsto all'interno di questo pacchetto di misure? Dalla spinta sui contratti a tempo indeterminato alle multe a chi delocalizza anche se ha beneficiato degli aiuti di Stato, fino al bando per gli spot di scommesse e giochi d’azzardo con relative multe. Ecco cosa dovrebbe contenere il decreto dignità.

Contratti a termine: prevista riduzione proroghe

Per ciò che riguarda i contratti a termine, le intenzioni del governo sembrano esser quelle di mantenere il limite massimo di 36 mesi. Ogni rinnovo, però, a partire dal secondo, avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%. Prevista anche la riduzione delle proroghe, che non potranno essere più di 4, mentre oggi sono 5. Nel testo dovrebbe esserci anche l’aumento a 270 giorni come termine per impugnarlo.

Contratto a termine con causali

Sempre in tema di contratti a termine, il governo vorrebbe prevedere tre causali: esigenze temporanee, oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali. L'esecutivo vuole che queste causali siano indicate al primo rinnovo o per i contratti oltre i 12 mesi. Anche i contratti in somministrazione, poi, dovrebbero esser conteggiati nel limite del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine.

Stretta sulle delocalizzazioni

Sembra sia prevista, poi, una stretta anche per le delocalizzazioni. In particolare, secondo le ipotesi sul Decreto Dignità, alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato e che portano all’estero la produzione prima che siano trascorsi dieci anni, arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. Previsto anche che lo stesso beneficio venga restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali. Andrà recuperato, con un meccanismo di “recapture” anche l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti. "Perché non esiste che te ne vai all'estero se prendi soldi dall'Italia", ha sottolineato Di Maio.

Tutela occupazione anche con aiuti di Stato

Il decreto dovrebbe contenere anche il fatto che, nel caso la concessione di aiuti di Stato preveda una valutazione dell'impatto occupazionale, i benefici vengono revocati in tutto o in parte. Ad esser presi di mira dovrebbero essere coloro che riducono "i livelli occupazionali degli addetti all'unità produttiva o all'attività interessata dall'aiuto nei dieci anni successivi alla data di conclusione dell'iniziativa".

Basta spot gioco d’azzardo

Nel Decreto Dignità sarebbe previsto anche lo stop totale agli spot sul gioco d'azzardo, che dal 2019 scatterà anche per le sponsorizzazioni, e "tutte le forme di comunicazione", comprese "citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli". A chi non rispetterà il divieto arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità" comunque di "importo minimo di 50.000 euro". Gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro per chi viola il divieto durante spettacoli dedicati ai minori.

Benzinai, spesometro cumulato a fine anno

Nel pacchetto fiscale dovrebbe essere previsto il rinvio al 1 gennaio 2019 dell'obbligo di fattura elettronica per l'acquisto di carburanti da parte delle partite Iva, che potranno mantenere fino a fine anno anche la carta carburante. La misura dovrebbe valere solo per la vendita al dettaglio e non per tutta la filiera (con un costo stimato tra i 30 e i 50 milioni di euro). Tra i correttivi allo split payment possibile lo stop per i professionisti (circa 35 milioni) e una accelerazione dei tempi dei rimborsi Iva. Prevista anche l'abolizione del redditometro, visto l'uso "davvero limitato" dello strumento, e un rinvio al 31 dicembre dell'invio cumulato dei dati dello spesometro (la prossima scadenza sarebbe settembre).

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