Mattarella cita Einaudi: presidente della Repubblica non è un notaio

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Il Capo dello Stato a Dogliani ha ricordato la figura di Luigi Einaudi, in occasione del settantesimo anniversario del suo insediamento al Quirinale. Nel discorso molti cenni al suo ruolo istituzionale e rimandi indiretti alla situazione politica attuale

"Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. La sua fu una presidenza tutt'altro che 'notarile'". Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto a Dogliani, in provincia di Cuneo, per ricordare la figura dell’ex Capo dello Stato in occasione del settantesimo anniversario del suo insediamento al Quirinale. In alcuni passaggi del suo discorso, il Presidente della Repubblica, è sembrato rivolgersi agli attori politici di oggi, che sono alle prese con la difficile formazione del prossimo governo. Matterella, prendendo come riferimento Einaudi, ha ricordato che l’allora Capo dello Stato "dopo le elezioni del 1953, non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Dc".

Il ruolo del sovrano per Einaudi

Mattarella ha ricordato anche che Einaudi, riferendosi alla prerogativa del sovrano, con chiari rimandi alla figura del Presidente della Repubblica, osservava che essa "può e deve rimanere dormiente per lunghi decenni e risvegliarsi nei rarissimi momenti nei quali la voce unanime, anche se tacita, del popolo gli chiede di farsi innanzi a risolvere una situazione che gli eletti del popolo da sé, non sono capaci di affrontare". 

Presidente tutore della legge fondamentale della Repubblica

Quello del presidente della Repubblica è un ruolo di "tutore dell'osservanza della legge fondamentale della Repubblica", dice Mattarella. Poi, riferendosi ai “contrappesi istituzionali” il Capo dello Stato cita La Città libera di Einaudi: "I freni hanno lo scopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti scelti dalla maggioranza degli elettori". La citazione fatta da Mattarella di Einaudi assume quasi i contorni di un richiamo ai doveri dei politici: "Tu non potrai operare a tuo piacimento, tu devi, sotto pena di violare giuramenti e carte costituzionali solenni, osservare talune norme che a noi parvero essenziali alla conservazione dello Stato che noi fondammo - dice Mattarella citando Einaudi -. Se tu vorrai mutare codeste norme, dovrai prima riflettere a lungo, dovrai ottenere il consenso di gran parte dei tuoi pari, dovrai tollerare che taluni gruppi di essi, la minor parte di essi, ostinatamente rifiutino il consenso alla mutazione voluta dai più".

Einaudi e l’importanza della scelta dei ministri

Il Capo dello Stato, nel suo discorso, ha ricordato poi l’importanza che Einaudi attribuiva alla scelta dei ministri (anche qui un possibile messaggio alla situazione attuale) al punto da “volerne fare oggetto di una nota, nel 1954, in occasione dell'incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Dc, dopo le dimissioni del governo Pella". Dice ancora Mattarella, citando Luigi Einaudi. "E' dovere del Presidente evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Carta gli attribuisce".

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