Napolitano accelera. Mario Monti nominato senatore a vita

Politica
Mario Monti e Giorgio Napolitano
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Il Capo dello Stato rassicura i mercati: "Ci sarà un nuovo governo oppure si vota". Alfano: "Berlusconi si dimetterà tra sabato e lunedì". I moderati del Pdl frenano sul ritorno alle urne. I dubbi della Lega

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Gli avvenimenti precipitano con una velocità che la politica fatica a seguire. La giornata odierna, contrassegnata da drammatici crolli finanziari, è stata in tal senso significativa: l'impressione è che maggioranza e opposizione, colte alla sprovvista da una tempesta di tali proporzioni, siano risultate sempre un passo indietro rispetto al succedersi degli eventi. Così, il Quirinale è stato costretto a intervenire quasi in veste di "prestatore di ultima istanza", come si dice oggi, per garantire che a breve ci sarà un nuovo governo o un ritorno alle urne; e comunque che le dimissioni di Berlusconi sono ormai un fatto accertato.

Eppure nemmeno questo argine è stato sufficiente se il Colle in serata ha deciso di lanciare un segnale più impegnativo, nominando Mario Monti senatore a vita. Quasi un'investitura anticipata nel momento in cui anche il Cavaliere (le cui dimissioni vengono annunciate da Alfano tra sabato e lunedì) sembra essersi convinto dell'ineluttabilità di un governo tecnico che raccolga in Parlamento il massimo consenso possibile. Un governo del Presidente, a ben vedere, che porta con sè un'opportunità (la fiducia del mercati) ma anche un'insidia: l'implicita certificazione dell'incapacità della politica, di destra e di sinistra, di esprimere in questa fase cruciale un leader capace di trascinare il Paese fuori dalle secche della recessione.

Non ha torto Walter Veltroni quando paragona il momento che vive l'Italia agli anni dell'emergenza terroristica: allora i due maggiori partiti, Dc e Pci, furono capaci di trovare un'intesa che si tradusse nei governi di solidarietà nazionale. Oggi il compito che attende Pdl e Pd non è molto diverso ma le difficoltà sono ben maggiori. Il motivo non è solo nella delegittimazione che ogni governo tecnico porta con sé di una classe politica ma anche nel pericolo del tramonto del bipolarismo: non a caso i più fieri avversari di questa soluzione sono stati finora i berlusconiani duri e puri, scesi in campo con l'obiettivo di annientare la partitocrazia proporzionalistica, la Lega Nord, l'Italia dei Valori e la sinistra di Ecologia e libertà, tutte forze che puntano alla disarticolazione del centrismo ex dc.

Ma adesso la situazione è diversa, siamo praticamente in presenza di uno tsunami finanziario che richiede per sua stessa natura risposte emergenziali. Berlusconi se ne deve essere reso conto subito, nel momento in cui si è rivelata impossibile la via di chiedere una nuova fiducia per guardare negli occhi i "traditori" e certificare in qualche modo i confini della sua area politica. Nel momento in cui i forzisti della prima ora, da Scajola e Micciché, si sono opposti al ritorno alle urne come un drammatico errore, e sotto il pelo dell'acqua un po' tutti i moderati del Pdl la pesano allo stesso modo, il premier non ha avuto altra scelta che acconsentire al tavolo negoziale.

Il costo di questa scelta potrebbe essere molto salato: una divisione con Umberto Bossi, la fine dell'asse del Nord. La Lega infatti non ha interesse a sostenere un governo del Presidente, anzi - come dice il Senatur - dall'opposizione il Carroccio potrebbe ricostruire la sua immagine in vista delle future elezioni. Ma sono calcoli difficili da comprendere nel momento in cui l'Italia è al collasso: tant'è che Roberto Maroni continua a dialogare e così approfondisce un solco che è sempre più evidente all'interno della Lega.

Tuttavia anche per l'opposizione il governo di salute pubblica potrebbe avere un costo: sebbene alla fine sia Antonio Di Pietro che Nichi Vendola abbiano deciso di ascoltare il capo dello Stato prima di decidere una linea definitiva, c'è una difficoltà profonda della sinistra ad accettare la famosa lettera dell'Europa firmata da Trichet e da Draghi. Lo stesso Pd non sembra pronto a discutere di pensioni e di mobilità del mercato del lavoro. Ecco perché i mercati hanno clamorosamente smentito la lettura che fosse la presenza di Berlusconi a zavorrare l'Italia sui mercati: la caduta odierna degli indici di Borsa e dei Btp ha dimostrato che in realtà esiste una sfiducia nell'intero sistema Italia. Ma sullo sfondo affiora un'analisi ancora più inquietante: all'interno della crisi di sistema dell'Occidente capitalistico, sarebbe semplicemente in atto un attacco all'euro e al suo anello debole (l'Italia). In tal caso la controffensiva spetterebbe innanzitutto alla Bce.

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