Raid italiani sulla Libia, Napolitano dà il via libera

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"Il nostro ulteriore impegno è il naturale sviluppo della scelta compiuta a marzo" dichiara il Colle. La Lega fa muro: "Noi votiamo contro". Mantovano: "Meglio portare aiuti a Bengasi". Dure critiche da Pd e Idv

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"Anche l'Italia parteciperà ai bombardamenti sulla Libia". Il contrordine arriva con una telefonata tra Silvio Berlusconi e Barack Obama. Ma se il presidente Usa esprime il suo apprezzamento per la decisione del governo all'interno dell'esecutivo si manifesta più di un malumore. La reazione più dura è quella della Lega che con Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione, annuncia: "Non se ne parla". La questione però viene minimizzata sul quotidiano di partito, La Padania, che pubblica soltanto a pagina 5 la notizia della svolta in Libia.

Napolitano dice sì ai bombardamenti - Nel dibattito politico interviene anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale dichiara che "l'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento".

La Lega dice no, ma Frattini risponde: non serve il voto delle Camere -
Intanto, il ministro della Difesa Ignazio La Russa cerca di placare gli animi in un'intervista a Repubblica nella quale ribadisce quanto detto ai microfoni di SkyTG24: "Non attaccheremo mai, ripeto mai, obiettivi militari dentro le città. Non ci saranno missili italiani sulle città, ma solo su precisi ed individuati obiettivi militari, per evitare al massimo il rischio di colpire i civili per sbaglio. Le missioni sono decise dalla Nato, ma siamo noi a tenere il dito sul grilletto".
Ma se i ministri del Carroccio chiedono chiarimenti al presidente del Consiglio, Franco Frattini, in un'intervista a La Stampa, spiega che per il via libera ai raid non occorre il voto in Parlamento: "La risoluzione dell'Onu è chiarissima e in quell'ambito continuiamo ad operare", evidenzia il titolare della Difesa. Sulla posizione della Lega Frattini dice: "Si tratta di resistenze che andranno chiarite tra Berlusconi e Bossi. La Lega è preoccupata da un'ondata di immigrazione anomala. Quando sarà chiaro che è Gheddafi ad organizzare i barconi, il dissenso rientrerà. Tra l'altro, quei barconi spinti in mare con ogni mezzo arricchiscono il dossier della Corte penale internazionale contro Gheddafi, perché sono anche quelli crimini contro l'umanità". Quanto all'origine della decisione il titolare della Farnesina spiega che tutto è cambiato dopo la visita a Roma del leader degli insorti libici.

Mantovano: meglio portare aiuti -
La decisione di bombardare la Libia crea dunque spaccature anche all'interno della maggioranza. Oltre alla Lega, esprime dubbi anche il sottosegretario all' Interno Alfredo Mantovano. "A me piace più l'Italia che manda gli aiuti umanitari a Bengasi piuttosto che l'Italia che bombarda". E' quanto ha dichiarato a Radio 24. "La mia è una posizione personale, in un momento di confusione non vuole essere un elemento di ulteriore polemica - ha aggiunto Mantovano -. Ma non solo la Lega ha delle perplessità sull'intera storia per come è nata e si è sviluppata. Anche all'interno del Pdl ci sono delle riserve". 

Critiche dall'opposizione -
Anche l'opposizione critica la svolta dell'esecutivo sulla guerra in Libia: mentre Fli chiede l'apertura della crisi di governo, il Pd vuole chiarimenti: "Per votare l'autorizzazione ai bombardamenti non può bastare una semplice informativa", evidenzia Enrico Gasbarra. l'Idv, invece, è critico nei confronti del Colle.
"Bombardare una Nazione - dichiara il leader del partito Antonio Di Pietro - non ci pare
possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto".

La decisione del premier arriva a poche ore dal summit sull'immigrazione previsto tra Italia e Francia. Una coincidenza che La Stampa interpreta così: "Dalle parti di via Bellerio (sede della Lega ndr) a Milano aleggia un sospetto, quasi una certezza - scrive il quotidiano di Torino -: la svolta bellicista del Cavaliere non è stata imposta da Obama, bensì adottata in previsione del vertice odierno con Sarkozy. E sottintende una sorta di scambio con il presidente francese, un do ut des che avrebbe come contropartita dei nostri missili non lo sblocco del contenzioso sugli immigrati, ma il lasciapassare dell'Eliseo a Draghi, governatore di Bankitalia e candidato a guidare la Banca centrale europea".

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