Rifiuti, i dubbi del Quirinale sul dl

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Il governo risponde ai rilievi del Colle che ha bloccato il decreto sull'emergenza a Napoli. Il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, nominerà i commissari sui rifiuti "d'intesa con le province"

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La nomina dei commissari per la realizzazione dei termovalorizzatori, l'assenza di alternative alle discariche cancellate e di provvedimenti che consentano di avere effetti positivi immediati sulla situazione a Napoli, l'impossibilità di attribuite le funzioni di sottosegretario senza la dichiarazione dello stato di emergenza: dopo averlo atteso sei giorni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ferma il decreto sui rifiuti del governo, chiedendo una serie di chiarimenti che riguardano sia la parte operativa del provvedimento sia quella politica. Chiarimenti a cui palazzo Chigi ha risposto in serata, in particolare proprio sui poteri attribuiti a Regione e Provincia per la nomina dei commissari.

I rilievi sollevati dal Quirinale sarebbero quattro, anche se è appunto sul comma 3 dell'articolo 1, si ragiona in ambienti parlamentari, che si sarebbero incentrati i principali dubbi di Napolitano. Il testo entrato in Consiglio dei ministri prevedeva che la scelta doveva esser fatta dal ministro dell'Ambiente d'intesa con il presidente della Regione mentre nella versione inviata al Colle è Caldoro a nominare i commissari, "in raccordo con le Province" e "ferme le procedure già in essere". Formula questa che ha consentito di far rientrare la lite all'interno del Pdl campano tra il ministro Carfagna da una parte e Nicola Cosentino, appoggiato dai presidenti delle province di Napoli e Salerno, dall'altra.

Ma proprio su quel "raccordo" tra Regione e Provincia sarebbero sorti i dubbi del Colle, non convinto della formulazione giuridica della norma. Così come non convincerebbe l'attribuzione delle funzioni di sottosegretario ai commissari, senza la dichiarazioni dello stato d'emergenza. Alla fine palazzo Chigi ha riscritto l'articolo, modificando la parte in cui era scritto in "raccordo con le province" in "sentite le province".
Il Quirinale avrebbe poi chiesto chiarimenti anche per quanto riguarda altri due punti del decreto. La cancellazione dalla legge 123 delle discariche di Cava Vitiello a Terzigno - su cui si era impegnato direttamente Silvio Berlusconi - Valle della Masseria a Serre e Andretta in provincia di Avellino non sarebbe stata compensata con "alternative idonee". Ed infatti il decreto non individua né indica siti alternativi. Inoltre il testo inviato al Quirinale proroga fino al 31 dicembre 2011 la possibilità per i comuni di gestire "le attività di raccolta, spazzamento e di trasporto rifiuti" che per legge dovrebbero passare alle province dalla fine dell'anno. Secondo gli uffici legali del Quirinale la norma, così formulata, danneggerebbe la provincia di Napoli. L'ultimo chiarimento riguarderebbe invece un aspetto più strettamente legato ai requisiti di "necessità e urgenza" che devono essere propri di ogni decreto legge: il testo, secondo il Quirinale, non prevederebbe interventi che consentirebbero effetti positivi immediati sulla situazione napoletana.

Con le risposte inviate da palazzo Chigi al Quirinale, il decreto è stato di fatto riscritto per la terza volta. E dal Consiglio dei ministri del 18 novembre era già uscito un testo che aveva subito sostanziali modifiche rispetto al provvedimento entrato. Ad esempio per quanto riguarda la posizione del personale non stabilizzato dei Consorzi di bacino: la bozza prevedeva la stabilizzazione del personale precario, circa 600 persone, mentre la versione inviata al Quirinale prevede solo ammortizzatori sociali e fino al dicembre 2011 come fortemente voluto dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
Nel testo, infine, è stato inserito un comma che non c'era nella bozza: è quello per smaltire i rifiuti napoletani nelle altre regioni, che sarà però possibile solo con un accordo e senza nuovi oneri a carico dello Stato. Secondo alcune fonti di maggioranza, sarebbe questo un ulteriore punto che avrebbe sollevato i dubbi di Napolitano, perché non è chiaro dove verrebbero trovati i fondi per compensare le regioni che si dicono disposte ad accogliere i rifiuti napoletani.

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