Borsellino, l'avvocato dello Stato al processo sui depistaggi: “Nessuno deve pagare”

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Il legale durante la sua arringa ha chiesto il rigetto di tutte le richieste risarcitorie formulate nei confronti dello Stato quale responsabile civile per i danni provocati alle vittime dal depistaggio sulla strage di via D'Amelio

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"Tutti sono responsabili ma nessuno deve pagare", ha detto l'avvocato dello Stato, Giuseppe La Spina, al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di Via D'Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, durante la sua arringa chiedendo il rigetto di tutte le richieste risarcitorie formulate nei confronti dello Stato quale responsabile civile per i danni provocati alle vittime dal depistaggio.

Il legale famiglia: “Diteci la verità”

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"Avevamo una procura dilaniata sull'attendibilità di Scarantino e alla fine sono stati i pm i sostenitori della sua attendibilità. E questo è inquietante", ha affermato invece dell'avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia del giudice Paolo Borsellino, durante la sua arringa. In aula era presente il figlio di Paolo Borslelino, Manfredi commissario della polizia di Stato, e anche i tre imputati del processo, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, anche loro poliziotti, accusati di calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa Nostra. "Si sono spaventati? Avevano paura di buttare giù tutto l'edificio che stavano tirando su? Di fronte a certe storture procedurali - ha continuato Trizzino - rimango allibito. Le mie parti civili devono leccarsi non solo le ferite della strage di via D'Amelio ma anche del depistaggio. Abbiate pietà da questo punto di vista. Si poteva fermare quel depistaggio". Poi il legale rivolgendosi all'imputato Mario Bo ha aggiunto: "Quando ho letto certe carte che la riguardano mi è venuto in mente un film, 'Un cittadino al di sopra di ogni sospetto'. Il protagonista interpretato da Gianmaria Volontè fa di tutto per nascondere le tracce di ciò che ha fatto. E tutti dicevano ma non può essere lui. C'era questa pervicacia nel prendere in giro le istituzioni, i pubblici ministeri, che loro sapevano essere superficiali".

"Mi si dice che la posizione di Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo è marginale. Però voi non eravate persone qualsiasi, eravate agenti di polizia giudiziaria e se vi dicono di interrompere le intercettazioni non lo potete fare. State commettendo reato. Non dovevate accettare", ha proseguito Trizzino. "A me dispiace veramente che alla fine dovete pagare voi - ha detto sempre rivolgendosi ai due imputati - ma avete un atteggiamento sovrapponibile a certi modi di fare di Cosa Nostra. Dite la verità. È un appello che vi faccio. Diteci cosa è successo". Poi il legale ha aggiunto: "Io penso che il danno che hanno fatto è devastante per tutta la collettività. Paolo Borsellino - ha continuato Trizzino - ci ha insegnato ad avere sempre e comunque fiducia nelle istituzioni. Sono gli uomini che sbagliano. Gli odierni imputati meritano un giudizio di severità assoluta anche sul piano morale. Perché la possibilità che possano ingenerare nelle nuove generazioni quel nichilismo istituzionale è evidente".

“Alcuni pm dovrebbero scusarsi”

"Definire questo processo 'epocale' è anche riduttivo. Il pm Stefano Luciani ha chiesto scusa alle parti civili ma io vorrei rassicurarlo che non è lui che deve chiedere scusa, perché ha dato un contributo fondamentale per almeno 13 anni alla ricostruzione di questi eventi così dolorosi, sono altri i pm che devono farlo", ha proseguito ancora Trizzino. "Le scuse non sono mai arrivate - ha continuato Trizzino - nonostante noi crediamo che loro siano in qualche modo coinvolti nel confezionamento di quello che è stato definito nel 'Borsellino quater' uno dei 'più grandi depistaggi' della storia giudiziaria italiana". "È stato compromesso - ha aggiunto il legale - il diritto dell'accertamento della verità negli eventi antecedenti e successivi che hanno portato alla strage di via d'Amelio". "Nessuno di noi può negare l'attacco stragista. La strage di Capaci ha determinato lo sblocco dell'empasse in Parlamento per l'elezione del presidente della Repubblica che fu poi Scalfaro, questo per dire come quella tragedia ha inciso sui normali processi democratici di questo Paese".

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