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Agricoltore ucciso a Termini Imerese, il gip: “Interessi personali ed economici”

Sicilia

Lo afferma il giudice per le indagini preliminari descrivendo il retroscena dell'assassinio di Carlo Domenico La Duca, che, secondo i pm, è stato ucciso dalla moglie e dall'amante di lei. I due sono stati arrestati lo scorso venerdì

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"Il movente dell'omicidio emerge con disarmante nitidezza: un coacervo di interessi personali, familiari ed economici avevano reso per Ferrara e per la Cammalleri la morte del La Duca un evento che avrebbe semplificato enormemente il loro progetto di futuro insieme", scrive il gip di Palermo, Marco Gaeta, descrivendo il retroscena dell'omicidio di Carlo Domenico La Duca, l'agricoltore ucciso, secondo i pm, dalla moglie, Luana Cammalleri, e dall'amante di lei, Pietro Ferrara. I due, arrestati venerdì, si sarebbero anche disfatti del corpo. Dell'uomo si sono perse le tracce dal 2019.

Il possibile movente

Dalle indagini è emerso che Luana Cammalleri aveva denunciato La Duca per maltrattamenti ed aveva in corso contro di lui una causa di separazione, la vittima, inoltre, aveva una attività economica, un'azienda agricola, che faceva gola ai due amanti. L'agricoltore, inoltre era visto come un ostacolo ai progetti di vita comuni dei due. La donna che, non sapendo di essere intercettata usa termini offensivi verso il marito definito "becco", "bestia", nutriva molto risentimento nei suoi confronti.

La ricostruzione dei magistrati

Sarebbe stato Pietro Ferrara, la mattina del 31 gennaio 2019, ad uccidere l'amico, Carlo Domenico La Duca. Ferrara è l'ultima persona ad aver incontrato la vittima, come hanno ricostruito gli investigatori grazie ai tabulati telefonici e al gps dell'auto di la Duca. Non è stato accertato, invece, se la moglie di La Duca, Luana Cammalleri, abbia materialmente partecipato al delitto, ma, da quanto emerge dalle indagini, lo avrebbe pianificato insieme all'amante. Il corpo dell'agricoltore non è mai stato trovato. Uscita di casa la mattina del 31 gennaio, secondo gli investigatori proprio per raggiungere Ferrara, la donna si sarebbe diretta verso la sua proprietà, nelle campagne di Ciaculli. Lì avrebbe trovato l'amante e il marito. L'auto della vittima sarebbe rimasta ferma lì per circa due ore, "tempo - scrive il gip - assolutamente compatibile e idoneo a consentire l'esecuzione del delitto", che sarebbe stato compiuto materialmente da Ferrara. Gli inquirenti adombrano il sospetto che dei complici potrebbero averlo aiutato. La donna avrebbe invece partecipato alla soppressione del cadavere e allo spostamento dell'auto del marito dal luogo dell'assassinio. La macchina sarebbe anche stata "ripulita". Il veicolo della vittima, probabilmente guidato da Ferrara, alle 10.48 del 31 gennaio, ha ripreso la marcia seguito dall'auto della moglie. Alle 11.22 l'auto è stata abbandonata lungo la circonvallazione di Palermo. Gli indizi a carico dei due amanti e le indagini fatte fanno escludere le ipotesi dell'allontanamento volontario di La Duca, che era molto legato alla madre, ai figli e alla nuova compagna e che la scomparsa sia stata determinata da problemi economici seri (i suoi debiti ammontavano a piccole somme). Escluso che dietro al delitto ci fossero gli interessi della criminalità organizzata o presunti investimenti che l'uomo voleva realizzare.

Gli indagati temevano le intercettazioni

"Anche a casa tu avrai microspie ovunque, quindi quando magari ci sentiamo accendi lo stereo, quello che c...vuoi e ti vai a infilare in un buco. E spegni prima di partire da casa, spegni il telefono", così i due cercavano di evitare le intercettazioni dei carabinieri temendo di essere sospettati del delitto. I due oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip. "Va bene spegniamo anche questo - rispondeva la donna non sapendo di essere già intercettata - Sto spegnendo i telefoni e mi metto in macchina". I due amanti erano soliti alzare il volume della radio quando si telefonavano dall'auto. "E tuo figlio ha pure il telefono sotto controllo", diceva Ferrara. "Va bene ora li stacco tutti e due", rispondeva la donna, alludendo anche al cellulare "riservato" che usava solo per parlare con l'amante. Ferrara, mesi dopo la scomparsa di la Duca, aveva trovato anche una microspia in macchina, ma non sospettava che l'avessero piazzata gli investigatori, piuttosto pensava che fosse stata la vittima, prima di morire, ad averla messa per cercare conferme ai sospetti sulla sua relazione con la Cammalleri. "Se fossero stati gli sbirri - dice alla donna - a quest'ora avresti le manette".