Abusi su bimba e botte a fratello, arrestato patrigno nell'Agrigentino

Sicilia
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È accusato di violenza sessuale su minore, maltrattamenti in famiglia e lesioni. Le indagini sono iniziate dopo la richiesta di aiuto della vittima ai carabinieri

Un uomo di 40 anni è stato arrestato nell'Agrigentino con l'accusa di violenza sessuale su minore, maltrattamenti in famiglia e lesioni. Secondo quanto ricostrutito dai carabinieri l'uomo, patrigno delle vittime, ha abusato di una bambina fin da quando la piccola aveva 10 anni e picchiato il fratellino da quando lui aveva 8 anni. L'uomo era stato affidato in prova ai servizi sociali dal tribunale di Sorveglianza dopo una condanna per violenza privata.

L'operazione

Le indagini sono iniziate a metà agosto quando una adolescente di 15 anni ha chiesto aiuto ai carabinieri denunciando soprusi e violenze. I militari dell'Arma, dopo l'attività investigativa, hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari a carico del patrigno dei due ragazzini.

La denuncia della vittima

La piccola a causa delle percosse è stata due volte in ospedale raccontando di essere caduta e di aver avuto incidenti domestici. Poi, però, dopo gli abusi, ha raccontato tutto ai carabinieri. Il bambino, è emerso dalle indagini e dalle sue dichiarazioni, sarebbe stato picchiato e sottomesso al punto di credere di meritare le punizioni fisiche inflittegli. I due fratelli hanno riferito che il patrigno brandiva un tubo di gomma per picchiarli. "La ragazzina ha subito anche percosse da parte del patrigno - ha spiegato il capitano Luigi Pacifico, che coordina la compagnia dei carabinieri di Canicattì - che esercitava uno 'Ius corrigendi' particolare: chiudeva i ragazzini in casa, non facendogli frequentare i coetanei. Alla ragazzina, in una occasione, ha distrutto il telefono cellulare e poi quando ne abusava prometteva di ricomprarglielo".

La 'prigione' domestica

L'uomo avrebbe, secondo i militari, costruito una 'prigione' domestica fisica e psicologica, con l'imposizione del silenzio sulle sue condotte e con una serie di vessazioni come il divieto di frequentare i coetanei. Ma c'erano anche, secondo l'accusa, lunghi periodi di punizione che i bambini erano costretti a trascorrere chiusi in casa e, per la ragazzina, il divieto di indossare la minigonna e di truccarsi. Sulla mamma dei due fratelli è ancora in corso un'attività investigativa. Pare che la donna sapesse, ma per "non far saltare in aria la famiglia" non avrebbe denunciato, prendendo come precauzione il non lasciare da sola la figlioletta. I ragazzini sono stati trasferiti in una struttura protetta.

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