Contrabbando di sigarette tra Palermo e Napoli: 15 misure cautelari

Sicilia

A quanto ricostruito la banda dal novembre del 2019 al maggio 2020 sarebbe riuscita a far arrivare a Palermo cinque tonnellate e mezzo di sigarette. Tra gli indagati, 19 percepivano il reddito di cittadinanza

Blitz della Guardia di finanza di Palermo che ha scoperto l'esistenza di un'organizzazione criminale dedita al contrabbando di sigarette fra Napoli e Palermo. Quindici le misure cautelari eseguite dai finanzieri, guidati dal colonnello Alessandro Coscarelli e coordinati dal sostituto procuratore Giorgia Spiri. A quanto ricostruito la banda dal novembre del 2019 al maggio 2020 sarebbe riuscita a far arrivare a Palermo cinque tonnellate e mezzo di sigarette di marche note senza i timbri del monopolio di Stato. 

L'indagine è nata dopo il sequestro di un carico di 700 chili di merce scoperta su un'auto proveniente dalla Campania. I finanzieri oltre alle sigarette trovarono anche un chilo di hashish proveniente sempre dalla piazza napoletana. 

Gli indagati

Tre persone, ritenute i capi della banda, sono finite in carcere, ad altre sette è stata notificata la misura degli arresti domiciliari, mentre cinque hanno l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Cinque sono napoletani e 10 palermitani. Nel corso dell'inchiesta altre tre persone sono state arrestate in flagranza mentre trasportavano le sigarette e 28 risultano indagate. I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette e traffico di stupefacenti. In una spedizione i finanzieri hanno trovato un chilo di hashish.

Il gip di Palermo ha disposto anche il sequestro di due magazzini nella zona di Corso dei Mille-Brancaccio dove il gruppo custodiva le stecche di sigarette che poi venivano vendute dagli ambulanti abusivi nei quartieri palermitani dello Zen, a Bonagia, a Brancaccio, a Borgo Nuovo e nelle borgate marinare dell'Arenella, Acquasanta e Vergine Maria.

19 indagati con reddito cittadinanza

Tra gli indagati, 19 risultavano nullatenenti ed erano riusciti ad ottenere il reddito di cittadinanza. I finanzieri hanno denunciato i 19 per illecita percezione del sussidio e comunicato all'ente di previdenza i nominativi per l'immediata revoca. Il danno per le casse dell'Inps ammonta ad oltre centomila euro.

Il traffico di sigarette

Le indagini hanno permesso di documentare 78 viaggi di andata e ritorno fra Palermo e Napoli, per un giro d'affari di 2,4 milioni di euro in sette mesi. Secondo gli investigatori, i contrabbandieri si rifornivano da grossisti nel centro del capoluogo campano con sigarette provenienti dagli stabilimenti delle multinazionali del tabacco nell'Europa dell'est. Si tratta di merce che non soddisfa i criteri di sicurezza imposti dall'Unione Europea.

L'organizzazione per gli spostamenti usava auto noleggiate, che venivano caricate a Palermo sul traghetto per il Napoli. Il viaggio di ritorno avveniva via terra, in autostrada. Poi le "bionde" finivano sulle bancarelle a prezzi decisamente concorrenziali: 27 euro a stecca contro i 50 euro in vendita nei tabaccai. Durante la pandemia, quando gli spostamenti in auto erano diventati molto più pericolosi, l'organizzazione ha utilizzato un corriere per le spedizioni di sigarette a Palermo. Gli uomini della banda si presentavano al deposito in cui erano conservate e si portavano via i colli con la merce.

"Fenomeno ancora attuale"

"L'operazione dimostra l'attualità del contrabbando di sigarette nell'area palermitana, fenomeno illecito di prioritario interesse operativo per la Guardia di Finanza, quale polizia economica e finanziaria del Paese. L'azione di contrasto viene svolta sia mediante il quotidiano controllo economico del territorio in città e lungo le principali arterie stradali, che con una penetrante azione investigativa per individuare fornitori e grossisti come quella che ha portato agli arresti e sequestri eseguiti oggi". Lo ha detto il comandante provinciale di Palermo della guardia di finanza Nicola Quintavalle Cecere in merito all'operazione, denominata 'Duty Free'. "Le quantità di tabacchi trattate, l'ampia disponibilità finanziaria, la pluralità degli episodi, l'intensa e costante attività di pianificazione dell'attività criminosa dimostrano che questa tipologia di attività illecita c'è ancora e a grandi livelli, il lockdown a volte favorisce anche certe attività illecite", ha aggiunto il comandante del Gruppo di Palermo Alessandro Coscarelli.

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