Mafia, clan controllavano ultras squadra del Palermo

Sicilia
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Dopo anni di silenzio i commercianti del quartiere Borgo Vecchio del capoluogo siciliano si sono ribellati al racket e hanno denunciato gli estorsori mafiosi: 20 tra boss, gregari ed esattori del clan sono stati fermati dai carabinieri

Dopo anni di silenzio i commercianti del quartiere Borgo Vecchio di Palermo si sono ribellati al racket e hanno denunciato gli estorsori mafiosi: 20 tra boss, gregari ed esattori del clan sono stati fermati dai carabinieri in seguito a un'inchiesta coordinata dalla Dda. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, estorsioni e danneggiamenti.

Le indagini

Oltre 20 le estorsioni accertate nel corso dell'indagine: 13 delle quali scoperte grazie alle denunce spontanee delle vittime. In cinque casi, invece, i commercianti hanno ammesso di pagare dopo essere stati convocati dagli inquirenti. Un risultato straordinario in un quartiere in cui la paura consente a Cosa nostra di controllare le attività commerciali. L'indagine che ha portato ai fermi è la prosecuzione di inchieste passate sul mandamento mafioso di Porta Nuova e, in particolare, sulla famiglia mafiosa di Borgo Vecchio. "Noi carabinieri di Palermo vorremmo ringraziare quegli imprenditori che si sono fidati di noi. Molti sono venuti spontaneamente a denunciare". Lo ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, Arturo Guarino. Così, invece, il sindaco Leoluca Orlando: "Questa operazione dimostra come sia necessario non abbassare la guardia contro una vitalità mai sopita delle cosche. Dimostra anche che lo Stato può essere in grado ed è in grado di proteggere chi decide di ribellarsi al pizzo e alla violenza". E Nello Musumeci: "Due buone notizie, di quelle che rendono migliore la nostra terra: da un lato il coraggio dei commercianti che hanno infranto il muro dell'omertà, dall'altro la brillante operazione dei carabinieri che ha colpito il clan di estorsori".

"Rapporti tra tifoserie calcistiche palermitane e Cosa Nostra"

"Le indagini - scrivono gli investigatori - hanno delineato un significativo quadro di rapporti fra le tifoserie calcistiche palermitane e Cosa nostra. Non è emerso, però, alcun coinvolgimento della società che gestisce la squadra". I vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, dunque, volevano controllare i contrasti fra gruppi ultras per evitare scontri all'interno dello stadio, da un lato dannosi per lo svolgimento delle gare e dall'altro fonte di possibili difficoltà per uno storico capo ultrà rosanero, elemento di contatto tra la cosca e il mondo del tifo organizzato cittadino.

Torna in carcere un vecchio boss di Palermo

Inoltre, tra i fermati c'è anche il boss Angelo Monti, ritenuto il reggente della "famiglia" del Borgo Vecchio. "Ti vuole conoscere una persona qua del Borgo che comanda il Borgo, un pezzo da novanta, non un pezzo di quaranta, un pezzo da novanta. Ti dico solo il nome: Angelo. Il cognome non te lo dico non è giusto". Così, non sapendo di essere intercettati, due dei mafiosi finiti in cella oggi insieme al boss, parlavano di Monti. Monti fu arrestato già nel 2007 perché ritenuto al vertice della famiglia e dal 2017 era sorvegliato speciale. Scoperti anche i "colonnelli" del capomafia: il fratello, Girolamo Monti, anche lui arrestato nel 2007 e Giuseppe Gambino, già condannato per mafia, che secondo le indagini teneva la cassa della famiglia, e faceva da tramite tra i vertici e il gruppo operativo. Gli "esattori" del pizzo erano Giovanni Zimmardi, Vincenzo Vullo e Filippo Leto. Dei traffici di droga si occupavano, invece , Jari Massimiliano Ingarao, nipote del boss, e i sue due fratelli. L'inchiesta, che ha fatto luce su oltre 20 estorsioni, conferma che Cosa nostra continua ad assistere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti e a far cassa coi metodi tradizionali del racket, della droga, e dell'infiltrazione nel tessuto economico.

Cantanti reclutati dai clan per festa Patrona

Non solo. Ne risulta che la mafia continua a controllare l'organizzazione delle celebrazioni religiose in alcuni quartieri di Palermo. I militari hanno scoperto che per la festa della patrona del Borgo Vecchio, Madre Sant'Anna, Cosa Nostra aveva il monopolio dell'organizzazione delle serate musicali animate dalle esibizioni di alcuni cantanti neomelodici. Secondo le indagini, i mafiosi sceglievano e ingaggiavano i musicisti e, attraverso "riffe" settimanali, raccoglievano tra i commercianti le somme di denaro necessarie per lo spettacolo. Il denaro che restava finiva nella cassa della famiglia mafiosa ed era usato per il mantenimento in carcere dei mafiosi detenuti e per investimenti illegali. Oltre alla scelta dei cantanti e al loro ingaggio, il clan curava le sponsorizzazioni dei commercianti e autorizzava gli ambulanti a vendere la merce durante la festa, regolandone anche la posizione nelle strade del rione.

Gli autori di un tentato omicidio

L'indagine ha svelato anche gli autori di un tentato omicidio. Sono Marcello D'India e Giovanni Bronzino che, il 12 dicembre del 2018, con un coltello, cercarono di uccidere Giovanni Zimmardi, anche lui incaricato dal clan Borgo Vecchio di riscuotere il pizzo. Dietro l'aggressione ci sarebbe stata l'ira dei due mafiosi verso Zimmardi che aveva pagato una cena in una trattoria del quartiere con soldi falsi.

Neomelodico era amico boss

Infine, tra i nomi spuntati nelle indagini c'è anche quello di Niko Pandetta, celebre neomelodico palermitano, amico del boss Jari Ingarao. Che nonostante fosse ai domiciliari, il boss organizzava e coordinava tutte le attività legate al commercio degli stupefacenti, riuscendo ad acquistare la droga principalmente in Campania e a rifornire le varie piazze di spaccio del quartiere. Ingarao si faceva aiutare dai fratelli Gabriele e Danilo che a loro volta avevano messo su una squadra di pusher. 

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