Mafia, droga e usura: 24 arresti in provincia di Siracusa

Sicilia
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In un caso è stata incendiata l'autovettura dei proprietari di un bar a Solarino, per non aver praticato uno sconto su una torta acquistata da uno degli indagati per il compleanno del figlio; in un altro un pub di Floridia è stato dato alle fiamme dopo un tagliere di formaggi giudicato troppo caro da uno degli affiliati

E' in corso di esecuzione un'ordinanza di custodia cautelare dei carabinieri a carico di 24 indagati residenti tra Siracusa, Floridia e Solarino, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish, associazione per delinquere finalizzata all'usura, tentata estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria, tutte aggravate dal metodo mafioso. I carabinieri hanno eseguito 24 provvedimenti cautelari (19 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) disarticolando un gruppo che avrebbe favorito il clan Aparo. 

L'operazione

Sono in corso numerose perquisizioni con i cani antidroga e di ricerca armi ed esplosivi. L'operazione vede coinvolti oltre cento carabinieri tra nucleo radiomobile della Compagnia di Siracusa, le Compagnie di Augusta e di Noto e il reparto operativo di Siracusa, con il supporto di un elicottero del 12esimo Elinucleo carabinieri di Catania ed unità cinofile antidroga di Nicolosi.

Le indagini

Secondo l'accusa, nonostante fosse detenuto a Milano il boss siracusano Antonio Aparo aveva ricostruito il suo clan, inviando lettere al reggente da lui indicato M. C. e ai vari incaricati per gestire un giro di usura ma anche un traffico di sostanze stupefacenti nei comuni di Siracusa, Florida e Solarino. L'indagine è scattata nel settembre del 2017 dopo alcuni esercizi commerciali incendiati a Floridia: i militari hanno scoperto che incendi e danneggiamenti (almeno quindici gli atti incendiari attribuibili all'associazione mafiosa, sia a danno di autovetture che di esercizi commerciali) facevano parte del modus operandi del gruppo che concedeva prestiti a tassi del 240 per cento l'anno. Ad occuparsi della contabilità, con nominativi, ammontare delle rate e pagamenti era G. C. aiutato dalla madre e dalla compagna, inizialmente vittima di usura.

Le accuse

Le vittime accreditavano ai loro strozzini le rate pattuite mediante bonifici bancari o trasferimenti monetari su Postepay, oltre che con il trattenimento di assegni dati in garanzia per l'ammontare del prestito. In caso di inadempimento, gli indagati si impossessavano di autovetture, beni immobili e esercizi commerciali delle vittime. Parte dei proventi dell'usura erano utilizzati per acquistare cocaina, hashish e marijuana, fornite da soggetti legati al clan etneo dei Santapaola-Ercolano, gruppo di Nicolosi - Mascalucia. La sostanza stupefacente veniva rivenduta nella piazza di spaccio di via Fava a Floridia. Emblematiche alcune motivazioni scatenanti di attentati incendiari: l'incendio dell'autovettura dei proprietari di un bar a Solarino, per non aver praticato uno sconto su una torta acquistata da M. C. per il compleanno del figlio; o l'incendio di un pub di Floridia dopo che G. C. aveva giudicato troppo caro un tagliere di formaggi e non aveva potuto ricevere le ostriche e champagne, da lui richieste, ma non disponibili.

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