Stragi di Capaci e via D'Amelio, chiesto l'ergastolo per Matteo Messina Denaro

Sicilia

La richiesta è stata formulata oggi davanti alla corte d’Assise di Caltanissetta dal pm Gabriele Paci al termine di una requisitoria durata otto udienze. Secondo l'accusa il super latitante è tra i mandanti degli attentati del 1992

Il pm Gabriele Paci ha chiesto l'ergastolo per Matteo Messina Denaro, accusato di essere uno dei mandanti degli attentati di Capaci e Via D'Amelio. Il superlatitante trapanese, a capo del mandamento di Castelvetrano, è considerato uno dei boss più potenti di Cosa Nostra nonostante sia irreperibile da 27 anni. La richiesta, arrivata due giorni prima dell'anniversario dell'eccidio in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta e formulata quest’oggi davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta dove si sta celebrando il processo, è stata avanzata a conclusione della requisitoria, durata otto udienze. Matteo Messina Denaro è difeso dagli avvocati Salvatore Baglio e Giovanni Pace.

Pm: “Abbiamo ripercorso quegli anni maledetti”

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"Matteo Messina Denaro è il reggente di Cosa Nostra trapanese quantomeno dal 1991", ha dichiarato il pm durante la requisitoria. "Il padre Francesco non era presente, così come non era presente Mariano Agate. Matteo Messina Denaro è un mafioso che ha rinunciato a qualsiasi spazio di autonomia per fare carriera in Cosa Nostra e Totò Riina lo nominò reggente della provincia di Trapani", ha aggiunto. 

"Quando nel 1991 comincia la guerra di mafia Paolo Borsellino opera nel trapanese, nel territorio gestito da Matteo Messina Denaro. Abbiamo ripercorso quegli anni maledetti”, ha continuato il Pm Paci. “Totò Riina, per iniziare la stagione stragista dovette veramente convincere i rappresentati provinciali della bontà del suo progetto, riuscire a costruire il consenso. Non è sostenibile che Totò Riina avrebbe comunque intrapreso a prescindere quella strada senza avere il consenso di Cosa Nostra, perché se ci fosse stato il dissenso di una delle province ci sarebbe stata una guerra. La storia di quegli anni non sarebbe stata la stessa. Messina Denaro non può aver prestato consenso con riserva. Fu lui più di tutti l'uomo che aiutò Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno".

“Riina può contare su ‘supercosa’”

Paci ha proseguito: "L'unanimità dei consensi al progetto sulle stragi di Totò Riina fu collegiale. Totò Riina può contare su un gruppo di persone fidate che chiama "supercosa", ai quali affida il compito di organizzare la 'missione romana’. Questo rafforza Riina non soltanto perché ha un gruppo segreto che fa capo a lui ma perché questo gruppo gli consentirà tra le varie opzioni operative di optare per quella che era più funzionale alla realizzazione dei suoi interessi. Scartata la missione romana sceglie quella di Capaci. Indipendente dall'esito la 'supercosa' rafforzò i propositi di Totò Riina, con un gruppo di persone pronto ad uccidere. Nell'ottobre del '91, con l'appoggio di Messina Denaro, Totò Riina seppe che aveva questa disponibilità di uomini e mezzi. Avere il consenso di Matteo Messina Denaro gli consentiva di avere delle spie in ogni anfratto di Cosa Nostra che potevano portare alla luce quelli che erano i dissensi interni. Matteo Messina Denaro serve proprio a questo, a stanare e uccidere i riottosi".

Fava: "Stop a liturgia delle commemorazioni"

Il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, lancia un appello affinché si ponga fine alla "liturgia delle commemorazioni". Il figlio di Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984, va oltre: "Dipendesse da me - dice all'ANSA - abolirei per decreto la definizione di 'familiari vittime della mafia'. Non noi, ma l'intero Paese è orfano di chi ha perso la vita per affermare la giustizia". E lancia l'invito a "seppellire i morti, una volta per tutte, come ci insegna Antigone. Dobbiamo pensare - spiega - a come vissero Falcone, Borsellino e tutti coloro che persero la vita nella lotta contro la mafia e perché furono uccisi. Invece, si finisce per trattare la morte come se fosse l'unico dato di esistenza delle vittime. Lo si fa il 23 maggio, il 19 luglio, il 5 gennaio, il 6 agosto. Credetemi, non fa differenza".

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