Operazione antimafia tra la Sicilia e la Germania: 46 indagati

Sicilia

Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti, estorsione, corruzione aggravata dall'aver favorito l'associazione mafiosa e detenzione di armi da fuoco

I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Enna, coordinati dalla Dda di Caltanissetta, hanno eseguito nel territorio nazionale e in Germania una misura cautelare, emessa dal gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta della locale procura distrettuale, a carico di 46 indagati accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti, estorsioni, corruzione aggravata dall'aver favorito l'associazione mafiosa, detenzioni di armi da fuoco e assistenza agli associati. Contestualmente è in fase di notifica anche un sequestro di beni per un valore di oltre un milione di euro. L'operazione è stata compiuta tra Barrafranca e Pietraperzia nell'Ennese, Catania, Palermo e Wolfsburg in Germania. Per la Procura di Caltanissetta tra le figure cardine c'è quella dell'avvocatessa Maria Concetta Bevilacqua, figlia del boss Raffaele, arrestata insieme ai fratelli Flavio Alberto e Giuseppe Emilio.

Tra gli indagati il sindaco di Barrafranca

Le persone coinvolte sono soggetti affiliati o contigui alle famiglie mafiose di Barrafranca e Pietraperzia. In particolare Giuseppe Emilio Bevilacqua è stato localizzato e catturato in Germania grazie al supporto del Bka e della polizia tedesca, con il coordinamento operativo dell'Agenzia di polizia europea Europol.

Un avviso di garanzia è stato notificato al sindaco di Barrafranca, Fabio Accardi, indagato per tentativo di corruzione con l'aggravante mafiosa, mentre un funzionario del comune è stato messo ai domiciliari. Lo rende noto il comandante del Ros, generale di divisione Pasquale Angelosanto. "L'indagine è paradigmatica di quello che è l'agire mafioso con rapporti collusivi con la pubblica amministrazione - ha detto Angelosanto -. In particolare all'Ati che si era aggiudicata la gara per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani era stato imposto di affittare un terreno dove ricoverare i mezzi dell'azienda. Terreno di proprietà di uno degli associati che quindi era garantito, perché nessuno poteva porre in essere azioni ostili nei confronti dei mezzi e dei dipendenti, e al tempo stesso c'era un regolare contratto di locazione che veniva regolarmente pagato mese per mese con bonifici bancari. Quindi ci sono anche tracce in questo senso". Per il comandente del Ros "il territorio di Barrafranca ed Enna è stato al centro negli ultimi anni di fatti di sangue e delitti che danno l'idea e la consistenza della fibrillazione mafiosa che opera ed è percepibile nel territorio". 

Le indagini

L'indagine è stata avviata nel maggio 2018 successivamente alla concessione del beneficio della detenzione domiciliare, per ragioni di salute, a Raffaele Bevilacqua, già condannato per associazione di tipo mafioso nel cosiddetto processo "Leopardo", che tra la fine degli anni '80 e i primi anni del 2000 era non solo componente del direttivo della Dc e in strettissimi rapporti con Salvo Lima, ma anche al vertice di Cosa Nostra ennese per diretta investitura di Bernardo Provenzano. Bevilacqua è stato, inoltre, condannato all'ergastolo per essere stato riconosciuto mandante, assieme a Francesco "Ciccio" La Rocca, dell'omicidio di Domenico Calcagno, commesso a Valguarnera Caropepe nel maggio del 2003.

"Una complessa ordinanza di custodia cautelare - l'ha definita il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone - in esito agli sviluppi dell'operazione Kaulonia, ma tenuto conto del nuovo contesto che si è creato con la detenzione domiciliare di Raffaele Bevilacqua, rappresentante della famiglia di Barrafranca. Lo scenario - ha detto Bertone - evidenzia come Bevilacqua abbia cercato di ricostruire, e ci sia riuscito, i rapporti. Sono contestate diverse ipotesi come l'associazione mafiosa e l'associazione finalizzate al traffico di stupefacenti, attività che è stata incentivata da Bevilacqua con approvvigionamenti a Catania. Sono stati valutati elementi provenienti da processi storici, come quello ad Andreotti, e dai lavori della Commissione antimafia; è emerso un quadro ulteriore del ruolo duplice di Bevilacqua come rappresentate politico e come rappresentante mafioso". 

L'attività del boss

L'indagine del Ros ha consentito di documentare come il lungo periodo di detenzione, anche in regime di "carcere duro", non avesse minimamente fiaccato lo spirito di Bevilacqua il quale, non appena ritrovata la "libertà", ha ripreso immediatamente la direzione della famiglia mafiosa con il fondamentale apporto dei suoi familiari. Il suo appartamento di Catania, dove era ai domiciliari, secondo gli investigatori era il crocevia di importanti incontri con altri storici affiliati, primi fra tutti gli "uomini d'onore" Alessandro Salvaggio e Salvatore Privitelli, nel corso dei quali venivano decise strategie e progettate le azioni da compiere.

La riorganizzazione della famiglia

Per gli inquirenti nel progetto di riorganizzazione della famiglia mafiosa ordito da Raffaele Bevilacqua hanno assunto un ruolo cardine i suoi figli: Flavio, Alberto e Maria Concetta, quest'ultima avvocato del foro di Enna. Il figlio Flavio, secondo l'inchiesta, era l'interfaccia del padre con il territorio occupandosi di tenere i contatti con gli altri affiliati e di concordare le azioni da intraprendere. Maria Concetta, invece, era solita compiacersi per il "rispetto" che le veniva tributato, e approfittando della sua professione, incontrava nel suo studio legale di Barrafranca gli affiliati ai quali consegnava i "pizzini" scritti dal genitore con gli ordini da eseguire. La donna al pari del fratello, per gli investigatori, partecipava alla scelte strategiche del gruppo criminale, organizzava gli incontri nell'abitazione di Catania e, sfruttando il suo ruolo di legale, attuava una serie di manovre volte a evitare il ritorno in carcere del padre. A conferma che il tempo e la detenzione non abbiano rescisso il legame con l'organizzazione, gli investigatori hanno documentato come Filippo Milano, storico affiliato alla consorteria di Barrafranca, nel tempo avesse consegnato ai famigliari del suo capo cospicue somme di denaro con le quali, come la moglie del boss Giuseppa ammetteva, aveva provveduto a soddisfare i "piaceri" dei figli, tra cui la festa di laurea di Maria Concetta pagata proprio con il denaro provento di attività illecite.

Il baciamano

Dalle indagini emerge come il carisma del vecchio capomafia non sia stato intaccato dal carcere. Quando Raffaele Bevilacqua, dopo il periodo di 41 bis, ha incontrato Alessandro Salvaggio, anziano uomo d'onore che non vedeva il suo "capo famiglia" da 15 anni, quest'ultimo non ha esitato a baciargli le mani in segno di immutato rispetto.

La figura della figlia del boss

La figlia avvocato del boss è stata per anni il difensore di fiducia del padre. "I colloqui in carcere - ha detto in conferenza stampa il pm Pasquale Pacifico - costituivano un canale per veicolare gli ordini. Peraltro per i difensori non ci sono limiti per i colloqui al 41 bis quindi se si ha una figlia che è anche un difensore i colloqui riparati da intercettazioni possono essere moltissimi".
Per il pm "la figura di Maria Concetta Bevilacqua è una figura cardine non solo come portavoce ma anche nell'elaborazione delle strategie criminali; un ruolo che è andato ben oltre il ruolo di correttezza dell'avvocato". Il magistrato ha sottolineato che "alcuni indagati quando ricevevano dai figli di Bevilacqua dei pizzini provenienti dal padre non si accontentavano di questo ma si recavano nello studio dell'avvocato e lo leggevano in sua presenza per ottenere una sorta di validazione a quelle che erano le direttive del genitore".
"C'è un'intercettazione significativa dove l'avvocatessa ha detto senza mezzi termini al padre: 'Io i tuoi ordini li cambio perché se tu sei ai domiciliari ti ci ho fatto arrivare io'. Nello specifico - ha sostenuto il pm Pacifico - si parlava di un fatto grave, il genitore aveva in proposito di organizzare un omicidio e la figlia avutane contezza subito dopo reagisce in malo modo nei confronti del padre perché riteneva che la commissione di un omicidio dopo che era stato scarcerato da cinque mesi avrebbe attirato su di loro la lente investigativa".

La liturgia mafiosa

Secondo le accuse, per l'avvocato era un orgoglio che un vecchio affiliato al clan aveva fatto il baciamano a suo padre Raffaele, riconoscendo così il suo ruolo di capo della famiglia mafiosa nonostante la lunga detenzione in carcere del genitore, anche al 41 bis. Scrivono glki inquirenti. "La donna chiedeva con insistenza al congiunto se egli avesse ricevuto l'ossequioso rito del 'baciamano'. Ottenutane conferma ribatteva, con parole che ci riportano indietro nel tempo, '.... e io comunque quando tu muori fra 100 anni io mi auguro...io mi auguro... mi auguro di avere dei figli...che gli devo raccontare tutte queste cose...'. Parole che, per gli investigatori, dimostrano che la "liturgia mafiosa", ancora oggi viva, suscitava nell'avvocato Maria Concetta Bevilacqua "orgoglio e complicità col padre, uomo d'onore di Cosa Nostra le cui azioni vengono ritenute degne di essere raccontate ai figli quasi fossero gesta eroiche".

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