Mafia a Palermo, interessi dei clan in agenzie scommesse: 8 arresti

Sicilia
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Divieto di dimora nel Comune per altre due persone. Tutte sono accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori aggravato dal favoreggiamento mafioso. Gli inquirenti hanno stimato un business di circa 100 milioni euro l’anno: sequestrati beni per circa 40 milioni di euro

La guardia di finanza ha arrestato otto persone e notificato il divieto di dimora nel Comune di Palermo ad altre due, accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori aggravato dal favoreggiamento mafioso. Gli inquirenti hanno stimato un business dei clan nel settore dei giochi e delle scommesse sportive di circa 100 milioni di euro l'anno.

Il blitz

Nell'operazione sono stati coinvolti 200 militari della Guardia di Finanza dei reparti di Palermo, Milano, Roma, Napoli e Salerno, che stanno eseguendo decine di perquisizioni in Sicilia, in Campania, nel Lazio e in Lombardia.

Le indagini

L'indagine, coordinata dalla Dda di Palermo guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, ha svelato gli interessi dei clan nel settore dei giochi e delle scommesse sportive e le complicità di alcuni imprenditori che avrebbero riciclato soldi per conto dei boss. Secondo gli inquirenti, infatti, le attività economiche sarebbero dirette da esponenti mafiosi o finanziate con denaro sporco.

Gli arrestati

Gli arrestati nel blitz sono F.P.M.,57 anni, S.S. 55 anni, S.R., 59 anni, V.F., 41 anni, e C.T. 44 anni. I domiciliari sono stati disposti per G.R., 88 anni, A.M., 26 anni e G.D.M. 61 anni. Nei confronti dei fratelli E.C., 62 anni, e M.C., 65 anni, è stata applicata la misura del divieto di dimora nel Comune di Palermo.

I sequestri

Nell'ambito della stessa inchiesta è stato disposto il sequestro preventivo dell'intero capitale sociale e del complesso aziendale di 8 imprese, con sede in Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania, cinque delle quali titolari di concessioni governative per la gestione delle agenzie scommesse, 9 agenzie di scommesse a Palermo, a Napoli e in provincia di Salerno, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.

Il modus operandi

Personaggi chiave dell'inchiesta sono l'imprenditore F.P.M., in passato condannato per mafia ed esponente della "famiglia" di Palermo Centro, e S.R., che per conto dei clan avrebbe riciclato il denaro. Gli inquirenti hanno ricostruito il modo in cui le cosche si infiltravano nell'economia "legale" controllando imprese, gestite occultamente da loro uomini di fiducia. Come V.F. e C.T. che, partecipando a bandi pubblici, avevano ottenuto le concessioni statali rilasciate dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive.

Il ruolo dei clan

A consentire l'espansione sul territorio della rete di agenzie scommesse e di corner gestiti dalle imprese vicine alla mafia sarebbero stati i clan di Porta Nuova e Pagliarelli. Quest'ultimo avrebbe garantito l'apertura di centri controllati da Salvatore Sorrentino. Dietro l'operazione c'era anche la cosca di Porta Nuova che reimpiegava i soldi guadagnati dagli investimenti nelle agenzie per mantenere gli affiliati mafiosi detenuti e per far avere un "vitalizio" ai familiari di N.I., boss assassinato anni fa. Coinvolti nell'affare anche i "mandamenti" della Noce, di Brancaccio, di Santa Maria di Gesù e Belmonte Mezzagno e San Lorenzo, che avrebbero dato l'ok per l'apertura di centri scommesse nei loro territori.

Il business

Le operazioni economiche sarebbero state pianificate nel corso di summit a cui avrebbero partecipato anche i massimi vertici del mandamento di Pagliarelli: S.M. e S.S., arrestati nei mesi scorsi. Negli anni, grazie alla loro abilità imprenditoriale e ai vantaggi derivanti dalla "vicinanza" alla mafia, gli indagati avrebbero acquisito la disponibilità di un numero sempre maggiore di licenze e concessioni per l'esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un impero economico costituito da imprese, formalmente intestate a prestanome compiacenti come A.M. e G.D.M., che nel tempo sono arrivate a gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro. Il gruppo imprenditoriale indagato, nelle ultime settimane ha acquistato, nel quartiere Malaspina, senza necessità di ricorrere a finanziamenti bancari, un immobile usato come ufficio amministrativo di una delle società del gruppo, e un'agenzia scommesse, entrambi ora sequestrati.

Comandante Gdf Palermo: “Per scovare Cosa Nostra seguire flussi finanziari”

"Colpire gli interessi economici di Cosa nostra deve essere un'azione sistematica e complementare rispetto al tradizionale contrasto di tipo militare. Lo scopo è limitare la pericolosità criminale che deriva dalle riserve di capitali illeciti che possono essere impiegati per ripristinare l'operatività della struttura mafiosa colpita dagli arresti". Così Gianluca Angelini, comandante del Nucleo Operativo Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, commenta l'operazione: "L'obiettivo è sottrarre al mafioso ogni beneficio economico derivante dalla propria azione criminosa. Oggi più che mai per scovare Cosa nostra bisogna seguire il denaro e i flussi finanziari", conclude.

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