Palermo, sequestrata casa di riposo lager: sei arresti

Sicilia
Foto di Archivio (ANSA)

Le sei donne sono accusate a vario titolo di maltrattamenti ai danni di anziani, bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio

A Palermo la guardia di finanza ha sequestrato una casa di riposo lager nella centralissima via Emerico Amari, arrestando sei donne accusate a vario titolo di maltrattamenti ai danni di anziani, bancarotta, riciclaggio e autoriciclaggio. "È emerso uno spaccato deprimente da un punto di vista umano prima ancora che giudiziario", ha commentato il comandante del Nucleo di polizia economico giudiziaria di Palermo, Gianluca Angelini. "Non è stato facile nemmeno per noi in queste settimane di indagine visionare e documentare il campionario ignobile di nefandezze e crudeltà gratuite compiute a danno degli anziani, soprattutto in questa fase emergenziale che richiederebbe una tutela ancora più elevata nei confronti delle fasce di popolazione più deboli e maggiormente esposte a rischio".

Le indagini

Gli investigatori hanno documentato, attraverso telecamere nascoste, decine di episodi con violenze fisiche e psicologiche nei confronti degli ospiti della casa di riposo: spintoni, calci e schiaffi accompagnati da insulti e ingiurie. Maltrattamenti che avrebbero indotto alcuni anziani perfino ad atti di autolesionismo. Inoltre, gli anziani ospiti della casa di riposo Aurora, saranno adesso sottoposti anche a controlli medici visto che all'interno della struttura non sono mai state adottate le procedure per il contenimento del Coronavirus.

Il sequestro

Il gip ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce la casa di riposo, al centro di un complesso giro di fallimenti pilotati per un passivo di circa un milione di euro. Da qui l'accusa di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio. Le arrestate sono M.C.C., 57 anni, amministratrice di fatto dalla casa di riposo, V.B., 35 anni che coadiuvava l'amministratrice, e le dipendenti A.M di 53 anni, V.L.B. di 28, R.F. di 42 e A.D.L. di 55. Quest'ultima è stata anche denunciata per truffa insieme al compagno, che percepisce il reddito di cittadinanza con false dichiarazioni.

Le minacce

"Se tu ti muovi di qui ti rompo una gamba, cosi la smetti; devi stare zitta, muta; devi morire, buttare veleno...". Era un vero e proprio regime di terrore quello instaurato nella casa di riposo "Aurora" dall'amministratrice M.C.C. e da cinque sue dipendenti, tutte finite in carcere. Oltre alle violenze fisiche i degenti venivano anche insultati e sottoposti a continue mortificazioni psicologiche: "Sei una schifosa, devi dire che fai schifo" viene detto a un'anziana che si lamenta. Insulti accompagnati dalle immancabili percosse fino a costringere la poveretta a ripetere "basta, faccio schifo.." e a schiaffeggiarsi da sola pur di fare cessare quella persecuzione insopportabile. Date le circostanze il gip nell'ordinanza segnala "l'urgenza di interrompere un orrore quotidiano", evidenziando come "l'indole criminale e spietata degli indagati impone l'adozione della custodia cautelare in carcere ritenuta l'unica proporzionata alla gravità e alla immoralità della condotta e l'unica a contenere la disumanità degli impulsi".

"In altri periodi avrei aspettato che moriva"

Tra gli ospiti della casa di riposo c'era anche la suocera di 87 anni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. La donna è deceduta il 15 marzo scorso. Prima era stata rianimata dall'amministratrice di fatto M.C.C., secondo quanto emerso in una intercettazione. "Non lo so, ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva - diceva la donna - perché già boccheggiava, quando fanno gli ultimi tre cosi, hai capito, io lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente, l'avrei messa a letto avrei aspettato perché era morta". La donna, hanno accertato le indagini dei finanzieri, è morta all'ospedale Villa Sofia dopo qualche ora. Sul decesso, la procura ha aperto un'indagine parallela per omicidio colposo: il procuratore aggiunto Sergio Demontis e il sostituto Anna Battaglia, vogliono infatti chiarire se all'anziana siano state prestate le cure adatte e se vi siano stati ritardi nei soccorsi.

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