Paziente morto a Modica, la Regione dispone un’ispezione sul caso

Sicilia

La figlia di un avvocato deceduto i primi di settembre denuncia sui social l'"odissea" del genitore negli ospedali siciliani 

L’assessore alla Salute della regione Siciliana, Ruggero Razza, ha disposto una commissione ispettiva per far luce sul caso denunciato sui social della figlia di un avvocato originario di Modica (in provincia di Ragusa), deceduto i primi di settembre. Il controllo riguarderà tutte le aziende sanitarie coinvolte nella vicenda. L’uomo, secondo il resoconto pubblicato dalla donna su Facebook, soffriva di una grave malattia e non è stato visitato per tempo dalle strutture sanitarie consultate.

Il racconto della figlia su Facebook

La figlia del defunto racconta l'"odissea" del padre in un lungo post su Facebook: "Il 5 novembre è il giorno in cui a mio padre, gravemente malato, era stato fissato un appuntamento per una visita medica al reparto di Pneumologia del Policlinico di Catania, unico reparto in Sicilia autorizzato a somministrare un farmaco in grado di ottenere risultati contro la patologia di cui soffriva. Mio padre, dopo tenace lotta, ci ha lasciati i primi di settembre. Se il Policlinico fosse stato l'unico interlocutore al quale avessimo chiesto aiuto e supporto, la nostra pace sarebbe stata compromessa. Fortunatamente ci siamo trovati nelle condizioni di poter chiamare il Policlinico Gemelli a Roma e ottenere velocemente una visita a pagamento con un luminare della Pneumologia, che ci ha delicatamente esortati a comprendere che la situazione era così grave che quel famoso farmaco non avrebbe inciso in maniera significativa sulle condizioni di salute generali di mio padre. Lo stesso luminare ci ha raccomandato di rivolgerci alla Pneumologia del Policlinico di Catania, definendola d'eccellenza. Ma l'appuntamento rimaneva fissato al 5 novembre".

L’odissea dell’uomo

La figlia prosegue il racconto: "Abbiamo tentato allora di riporre le nostre speranze in un'altra eccellenza siciliana, l'Ismett di Palermo, ma alla data di oggi non è ancora pervenuta la loro interpretazione della cartella clinica che gli avevamo recapitato". La donna ricorda inoltre che ad agosto suo padre non ha potuto ricevere assistenza dall'Asp di Ragusa, "dove c'era un solo oncologo di turno". Il post continua: "Un’altra volta ti arriva la telefonata che ti informa che il macchinario per la Pet è in manutenzione mentre sei già in viaggio per il Cannizzaro di Catania. Un'altra volta ancora, post intervento, mandi i carabinieri al Garibaldi di Catania a recuperare il referto istologico di cui attendi gli esiti da due mesi, e tu te lo spedisci da solo a Bologna e ti viene restituito dopo 12 giorni scusandosi per il ritardo".

L’amara conclusione della vicenda

"Queste memorie del 5 di novembre – conclude la figlia - non vogliono essere rabbiose: nessuna congiura e nessun attacco a nessun potere. È un'esperienza, sono fatti, è percepire che quel piccolo passo in più lo dobbiamo ancora imparare a fare. Però se fossi un dirigente, un direttore sanitario o un politico vorrei leggere parole come queste, con attenzione, e sarebbe opportuno usare meno alterigia di quella già riscontrata, perché è nelle persone che si trovano le risposte".

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