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Respinta la richiesta dei domiciliari per Giovanni Brusca

4' di lettura

Brusca, detenuto a Rebibbia, è stato condannato per la strage di Capaci e numerosi omicidi ed ora ha chiesto di ottenere gli arresti domiciliari. Maria Falcone: “Personaggio ancora ambiguo, non merita ulteriori benefici"

Giovanni Brusca, condannato per la strage di Capaci, non andrà ai domiciliari. Lo ha deciso la corte di Cassazione dopo che i suoi legali avevano chiesto la misura in una località protetta. Il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, aveva dato parere favorevole, ma la Procura generale della Cassazione si è opposta alla richiesta.

La battaglia legale

I legali di Brusca, Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti, avevano fatto ricorso contro l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo aveva respinto la domanda di Brusca di ottenere la detenzione domiciliare.  La Procura generale della Cassazione aveva depositato una requisitoria scritta contro la richiesta dell'ex boss, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia, nella quale chiede di non concedere i domiciliari. Brusca è l'uomo che innescò l'ordigno che a Capaci uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

I legali di Brusca: "Libero dal 2021"

"Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perché ha uno 'sconto' di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario", ha detto l'avvocato Cassandro. "Nel suo parere negativo alla detenzione domiciliare, il Pg della Cassazione - aveva spiegato Cassandro - ha condiviso le motivazioni del Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si sia ravveduto a sufficienza". Il legale aveva sottolineato che oltre al Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, avevano dato parere favorevole ai domiciliari anche la direzione del carcere di Rebibbia, e le autorità di pubblica sicurezza di Palermo.

"Un ravvedimento c'è stato"

"Non rifarebbe quello che ha fatto, ma indietro non si può tornare. Giovanni Brusca in questi anni è passato attraverso un cambiamento importante, un ravvedimento c'è stato, lo attesta anche la magistratura di sorveglianza oltre che la Procura nazionale antimafia. Non parlo di pentimento che è una categoria morale, ma di cambiamento sì", aveva proseguito l'avvocato Antonella Cassandro. "Siamo fiduciosi e ci rimettiamo alla decisione della Suprema Corte. Da un punto di vista umano, è perfettamente comprensibile la posizione e i sentimenti che esprimono i familiari delle vittime", aveva aggiunto Cassandro con riferimento alla contrarietà di Maria Falcone alla concessione dei domiciliari per Brusca.  

Maria Falcone: "Personaggio ambiguo"

"Fermo restando l'assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento", aveva sottolineato prima della decisione Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato assassinato dalla mafia. "Mi limito a citare la motivazione del provvedimento - aveva aggiunto la sorella del magistrato - in cui il tribunale, testualmente, ha scritto che non si ravvisava in Brusca 'un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile'". "Ricordo ancora - aveva osservato Maria Falcone - che Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l'ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso - tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido a 15 anni - ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l'efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici".  

Data ultima modifica 07 ottobre 2019 ore 18:58

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