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Vittoria, sequestrato lo stabile che ospita il commissariato: clan mafioso tra proprietari

I titoli delle 18 di Sky TG24 del 14/07/2019

1' di lettura

L'affitto che il Ministero dell'Interno paga ogni anno ai proprietari è di 105 mila euro. L'immobile era stato posto in vendita all'asta dal Tribunale di Ragusa nel 2012

Sequestrato a Vittoria, in provincia di Ragusa, lo stabile che ospita il commissariato. L'operazione è stata compiuta dalla Guardia di Finanza nell'ambito del sequestro dei beni della famiglia Luca di Gela. A quanto si apprende, la proprietà dell'immobile appartiene per una quota del 50% a un rampollo della famiglia Luca, Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere insieme allo zio e al padre con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. L'affitto che il Ministero dell'Interno paga ogni anno ai proprietari è di 105 mila euro.

Era stato messo all'asta dal Tribunale di Ragusa nel 2012

I Luca, a cui fa capo il gruppo Lucauto di Gela, concessionaria molto nota nella Sicilia orientale per il suo parco-macchine di lusso, sarebbero subentrati al 50% nella proprietà dell'immobile dopo che quest'ultimo era stato posto in vendita all'asta dal Tribunale di Ragusa nel 2012. La rimanente parte dell'edificio è di un commerciante di Vittoria.

L'arresto di Rocco Luca

L'1 luglio Rocco Luca è stato arrestato insieme al padre Salvatore e allo zio Francesco Antonio con l'accusa di aver riciclato proventi illeciti per circa un miliardo di lire. Soldi che, secondo le accuse, sin dagli anni '90, sarebbero stati loro forniti dalla famiglia dei Rinzivillo di Cosa nostra. A fare i nomi dei Luca di Gela sarebbero stati alcuni collaboratori di giustizia. I contatti dei Luca con la criminalità organizzata si sarebbero poi estesi ad alcune famiglie mafiose di Catania, quali i Mazzei, i Carateddi e i Santapaola. Le indagini del Gico di Caltanissetta della guardia di finanza hanno trovato conferme alle rivelazioni dei pentiti e accertato il sistema del lavaggio del denaro sporco tramite spostamenti di capitali tra i conti dei vari componenti della famiglia e delle imprese che avevano avviato, ma anche tramite "scontrini vincenti" del gioco del lotto. Un funzionario di polizia, in servizio a Gela, poi a Caltanissetta e ad Agrigento, sarebbe stato una sorta di "talpa" al servizio dei Luca. Contestualmente alle misure cautelari, nell'operazione dell'1 luglio erano stati messi i sigilli, tra Gela e Ragusa, a 7 aziende, nonché disponibilità finanziarie e beni immobili riconducibili all'impero economico e finanziario della famiglia Luca, per un totale complessivo stimato in 63 milioni di euro.

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