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Carini, uccide la ex moglie: “Ho reagito a una sua aggressione”

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2' di lettura

Nonostante le versioni dell'uomo e di suo figlio, presente al momento della morte della donna, coincidano, le loro dichiarazioni non hanno eliminato i dubbi degli inquirenti. Il padre risulta indagato per omicidio, ma non è in stato di fermo 

Due versioni identiche che non eliminano i dubbi degli investigatori quelle rilasciate da M. R., 41 anni, e il figlio 14enne, sulla morte di A. S., commessa 36enne ex moglie dell'uomo e madre del ragazzo, uccisa sabato 15 giugno nel negozio di Carini dove lavorava.

Il racconto agli inquirenti

L'uomo, separato dalla donna da un anno, avrebbe accompagnato il figlio, che gli era stato affidato, a trovare la madre durante la pausa pranzo. Al momento della visita il negozio era chiuso. La madre e il 14enne avrebbero avuto una discussione e la 36enne avrebbe aggredito il figlio con un taglierino. Il padre, sentendo il ragazzino urlare, sarebbe accorso e avrebbe tolto il coltellino alla ex moglie. Nella colluttazione, non volendo, le avrebbe tagliato la gola. Poi, pensando di averla solo ferita, avrebbe chiamato il 118. Una storia ancora da chiarire su cui gli inquirenti cercano di fare luce. Intanto l'uomo, che è ricoverato in ospedale insieme al figlio per le ferite riportate, è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio, ma non è in stato di fermo. I carabinieri lo hanno sentito alla presenza del suo legale.

I dubbi degli investigatori

Quel che sembra certo agli inquirenti, l'inchiesta è coordinata dall'aggiunto Annamaria Picozzi, è che a sferrare la ferita mortale sia stato l'uomo, ma le circostanze e la dinamica sono tutt'altro che chiarite. Padre e figlio sono molto legati e il ragazzino dalla separazione viveva col padre che lo accompagnava a trovare la madre di tanto in tanto. Secondo quanto si apprende, la donna aveva presentato denuncia nei confronti del marito per un episodio di lesioni, reato di competenza del giudice di pace.

Le parole del procuratore

"In questi casi - spiega il procuratore che si occupa di reati contro le fasce deboli - quando si tratta di episodi singoli e non ci sono condotte che si protraggono nel tempo, come ad esempio per lo stalking o maltrattamenti, si procede solitamente con un decreto penale di condanna. Condotte episodiche, però – spiega il magistrato – sono a volte reati cosiddetti sentinella, spie cioè di situazioni che possono portare a drammatici epiloghi, per questo ho dato direttive di dare una attenzione particolare a casi apparentemente isolati".

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