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Siracusa: arresti per traffico droga, estorsione e detenzione di armi

Foto di Archivio
2' di lettura

Le persone indagate sono accusate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di droga, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto e detenzione illegale di armi

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, la polizia di Siracusa ha eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di droga, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, porto e detenzione illegale di armi ed estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Trigila. Sono attualmente in corso le ricerche di altre due persone, di cui una cittadina straniera, destinatarie della misura cautelare.

Le indagini

Secondo quanto ricostruito, è emerso che l'esponente del vertice del clan mafioso dei Trigila, assieme alla moglie e al suo uomo di fiducia, avrebbe promosso, diretto e organizzato un'associazione per delinquere. Inoltre, nell'attività investigativa sono emerse l'esistenza e l'operatività di una seconda associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, composta da cittadini marocchini con base operativa a Milano, Messina e Novara. Il sodalizio era in grado di far arrivare sul territorio nazionale rilevanti quantitativi di droga.

I tentativi di estorsione

Due degli arrestati risultano indiziati del tentativo di estorsione, aggravato dall'utilizzo del metodo mafioso, nei confronti dell'impresa impegnata nella realizzazione dello svincolo autostradale di Noto sull'autostrada Siracusa-Gela. Dalle indagini è emerso infatti che, nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2017, un gruppo armato, composto da alcuni dei soggetti arrestati, si era recato nelle aree di cantiere esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei mezzi d’opera della ditta impegnata nei lavori. 

L'estorsione aggravata

Infine, sempre nel corso dell'indagine, la polizia ha accertato anche un'estorsione aggravata dall'utilizzo del metodo mafioso nei confronti di una azienda agricola di Rosolini attiva nella coltivazione, raccolta e lavorazione di prodotti ortofrutticoli. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto proprio dalla moglie del boss, che non avrebbe esitato a "presentarsi" al titolare dell'azienda, facendo così valere la forza di intimidazione mafiosa e la valenza simbolica derivante dal rapporto di parentela per vincere l'iniziale resistenza della vittima.

Data ultima modifica 08 febbraio 2019 ore 12:41

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