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Mafia, fermate 7 persone a Palermo per la ricostituzione della Cupola

Sicilia
Foto di archivio

Tra i fermati di oggi ci sono Leandro Greco, nipote di Michele Greco ‘il papa’ di Cosa nostra, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo. Decisive le rivelazioni di due nuovi pentiti

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"Quello che si era affermato era decisamente un asse palermocentrico", spiega il procuratore aggiunto Salvo De Luca a proposito delle dinamiche interne alla mafia palermitana, emerse nell'indagine che ha portato al fermo di sette persone tra cui il nipote di Michele Greco, Leandro, accusato di essere il nuovo capomandamento di Ciaculli-Brancaccio. "Greco voleva tagliare fuori i mandamenti di paese e creare una commissione oligarchica e palermocentrica - continua De Luca -. C'era stata un'animata discussione e uno dei capi della mafia di paese, Bisconti, ora pentito, avrebbe cercato di bloccare il programma di Greco ma la cosa non si era chiusa". De Luca spiega che il ricorso ai provvedimenti di fermo è stato determinato dal fatto che Greco e l'altro capomafia fermato, Calogero Lo Piccolo, stavano per fuggire.

I fermati

La Dda di Palermo ha emesso un decreto di fermo nei confronti di sette persone accusate di far parte della ricostituita Commissione di Cosa nostra. Si tratta di Carmelo Cacocciola, 65 anni, Leandro Greco, 29 anni, Erasmo Lo Bello, 62 anni, Calogero Lo Piccolo, 46 anni, Pietro Lo Sicco, 70 anni, Giuseppe Serio, 39 anni, Giovanni Sirchia, 46 anni.
Il progetto di ridare vita alla Cupola era stato scoperto a dicembre e aveva portato al fermo di 47 tra boss e gregari. Leandro Greco è il nipote del 'Papa' di Cosa nostra, Michele Greco, padrino di Ciaculli, mentre Calogero Lo Piccolo è figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo. Greco si faceva chiamare come il nonno. Il padre Giuseppe, invece, morto negli anni scorsi, aveva interrotto la 'tradizione' familiare e faceva il regista. Del 'Papa' si ricorda l'augurio, che suonò come una minaccia, fatto da dietro le sbarre dell'Ucciardone alla corte d'Assise che doveva decidere il maxi processo. L'individuazione degli arrestati è stata possibile grazie alle rivelazioni dei due nuovi pentiti, Francesco Colletti e Filippo Bisconti.

L'inchiesta sulla Cupola e i due nuovi pentiti

Francesco Colletti, capomafia di Villabate fermato il 4 dicembre dai carabinieri con l'accusa di far parte della nuova commissione di Cosa nostra, sta collaborando con i magistrati da mesi: grazie alle sue dichiarazioni, e alle rivelazioni di un nuovo pentito, Filippo Bisconti, finito in manette nella stessa indagine, i PM della Dda di Palermo sono riusciti ad aggiungere un ulteriore tassello all'inchiesta sulla rinata Cupola. Colletti e Bisconti hanno rivelato ai magistrati il loro ruolo di vertice dei 'mandamenti' di Villabate e Belmonte Mezzagno. I due hanno confermato la riorganizzazione della Commissione provinciale di Cosa nostra, svelando alcune dinamiche interne. Inoltre, hanno fornito elementi importanti a carico di Leandro Greco, Calogero Lo Piccolo e Giovanni Sirchia.

Individuate altre due figure di vertice

L'inchiesta, coordinata dal capo della Dda di Palermo Francesco Lo Voi, dall'Aggiunto Salvatore De Luca e dai PM Roberto Tartaglia e Amelia Luise, ha consentito di individuare altre due figure di vertice: Leandro Greco, nipote dello storico capomafia di Ciaculli, Michele Greco, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo. I due partecipavano alle riunioni della rinata Commissione provinciale. È stato fermato anche Giovanni Sirchia, affiliato alla famiglia mafiosa di Passo di Rigano. È accusato di aver partecipato alla ricostituzione dell'organo direttivo di Cosa nostra. Si occupava della parte 'logistica', consegnando ai boss le convocazioni per i summit e accompagnando alcuni padrini alle riunioni. In manette anche Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola, a cui è stato contestato il reato di associazione mafiosa e alcuni episodi di estorsioni commesse nel territorio del mandamento mafioso di San Lorenzo.

L'incontro del 29 maggio: la ricostituzione della Cupola

Alle 12 del 29 maggio 2018 quattro boss palermitani, tutti sotto indagine, fanno perdere le proprie tracce per qualche ora. Spariscono nel nulla e i cellulari non danno indicazioni sugli spostamenti. A svelare il mistero, in modo involontario, è uno dei quattro, Colletti, che qualche ora dopo in auto con un uomo d'onore ha raccontato la cronaca del summit tra i padrini palermitani appena concluso. È stato intercettato mentre parlava in auto col suo autista Filippo Cusimano. "Si è fatta comunque una bella cosa.. per me è una bella cosa questa.. molto seria... molto...con bella gente.. bella! grande! gente di paese..vecchia gente di ovunque". In quella riunione, il cui luogo è tuttora misterioso, i capimafia hanno riportato in vita la commissione provinciale di Cosa nostra e designato il nuovo capo dei capi: Settimo Mineo, 80 anni, professione ufficiale gioielliere, imputato al maxiprocesso. La Cupola, stretta da anni di strapotere corleonese, tenuta in sonno durante la detenzione di Riina, l'unico capo indiscusso di Cosa nostra, ora torna a funzionare. Perché con la morte del padrino c'è bisogno delle antiche certezze e di un organismo che decida "le cose gravi".

Il commento di Leoluca Orlando

"Soddisfazione per l'ennesima brillante operazione della Dda, che ha permesso di assicurare alla giustizia esponenti di spicco di Cosa Nostra e gratitudine per uomini e donne dei Carabinieri e della Polizia di Stato" sono state espresse dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha sottolineato come "per garantire libertà e democrazia alla nostra comunità, è indispensabile continuare nell'azione di contrasto della criminalità organizzata, sia sul versante militare, sia su quello - più subdolo ma non per questo meno pericoloso - del suo potere economico".