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Eruzione dell'Etna, chiuso l'aeroporto di Catania: né arrivi né partenze

Le immagini del 22 dicembre

3' di lettura

Contrariamente alle previsioni, la persistente attività del vulcano e la presenza di cenere vulcanica in atmosfera hanno reso indispensabile la decisione di chiudere lo scalo: niente arrivi né partenze dalle 21.30 del 24 dicembre

Uno sciame sismico con oltre 130 scosse, una nube di cenere visibile da decine di chilometri di distanza (FOTO), tre bocche su cinque in attività, una o pù nuove fratture sul fianco della montagna. L'Etna si è risvegliato alla vigilia di Natale anche se la nuova attività non sembra destare preoccupazione particolare tra gli esperti: l'allerta resta ferma sul giallo, il livello più basso e, se non interverranno situazioni nuove nelle prossime ore, non sarà innalzata.

Aeroporto chiuso

L'aeroporto di Catania però ha operato per buona parte della giornata con una serie di restrizioni: per un'ora, tra le 14 e le 15, sono state interrotte sia le partenze sia gli arrivi e successivamente i tecnici hanno deciso di ridurre a 4 l'ora i voli in arrivo. Alle 21 del 24 dicembre infine la decisione di chiudere lo scalo: niente arrivi né partenze per tutta la notte. Il 25 mattina alle 6, in vista del primo volo, si riunirà il Nucleo di Coordinamento Operativo (Nco), costituito da Enac, Enav, Aeronautica Militare e SAC, che deciderà le eventuali variazioni sull'operativo della giornata.

Si precisa che il 25 dicembre è un giorno che presenta pochissimi voli programmati (una ventina, circa le partenze). Completamente chiuso il Terminal C in assenza di voli EasyJet. Eventuali variazioni ai voli - comunicate dalle compagnie aeree - sono anche consultabili sul tabellone pubblicato sul sito dell'Aeroporto di Catania, sull'app ufficiale e sul bot Telegram. Modifiche all'attivita' dello scalo saranno comunicate anche sui profili ufficiali di Facebook.

Il risveglio dell'Etna

L'attività sul vulcano attivo più alto d'Europa è cominciata poco prima delle 9 del mattino della vigilia di Natale: gli strumenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) che monitorano la montagna 24 ore su 24 hanno registrato oltre 130 scosse sismiche in poco più di tre ore.

Lapilli e cenere

I terremoti sono stati accompagnati da quello che l'Ingv definisce un "graduale incremento del degassamento dall'area craterica sommitale" che, di fatto, sta interessando tre delle cinque bocche attive del vulcano. Secondo gli esperti, prima si sono registrate sporadiche emissioni di cenere sia dalla Bocca Nuova sia dal Cratere di Nord-Est, culminate verso mezzogiorno in "un denso e continuo pennacchio di cenere scura" visibile da chilometri di distanza. E cinque minuti dopo è iniziata anche un'intensa attività stromboliana - vale a dire un'eruzione con esplosioni di energia moderata, lancio di brandelli di lava incandescente, lapilli e cenere - alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, verso Serra Giannicola. Un'attività, dicono ancora gli esperti, dovuta all'apertura di una "fessura eruttiva". L'attività stromboliana ha poi interessato anche la Bocca Nuova e al Cratere di Nord-Est. "Le reti geodediche Gps e clinometriche - sottolinea l'Ingv - mostrano vistose deformazioni dell'area sommitale".

Data ultima modifica 25 dicembre 2018 ore 07:27

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