A Torre Annunziata l'ultimo saluto a Maurizio Cerrato, 61enne ucciso per un parcheggio

Campania
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La cerimonia è stata officiata dall’arcivescovo metropolita di Napoli, monsignor Domenico Battaglia: "Maurizio è il papà bello, che dona la vita, che offre la vita. Siamo qui per riconoscerlo, per riconoscere la forza e la dignità di quest'uomo, che ha offerto la sua vita"

Si sono svolti oggi pomeriggio, nella chiesa dello Spirito Santo a Torre Annunziata, i funerali di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso lunedì sera per avere difeso la figlia 20enne, alla quale poco prima era stata bucata una ruota della sua auto solo perché aveva parcheggiato in un posto della pubblica strada occupato da una sedia. “Come è possibile che una sola pugnalata abbia trafitto quattro cuori”, le parole riportate su un manifesto affisso all’ingresso della chiesa dalla famiglia. “Che il silenzio delle persone che si sono voltate da un'altra parte, abbia reso queste ferite non rimarginabili. Il dolore che ci porteremo dentro tutta la vita sarà alleviato solo dal ricordo del tuo amore immenso”, il messaggio scritto dai parenti. Tante le persone che hanno voluto presenziare alle esequie rimanendo all’esterno nel rispetto delle restrizioni anti-Covid.

L’omelia

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La funzione è stata officiata dall’arcivescovo metropolita di Napoli, monsignor Domenico Battaglia. "Maurizio è il papà bello, che dona la vita, che offre la vita. Siamo qui per riconoscerlo, per riconoscere la forza e la dignità di quest'uomo, che ha offerto la sua vita", l’inizio dell’omelia di Battaglia, che ha voluto esprimere la sua vicinanza ai familiari del 61enne. "Questo è il momento di stare in piedi, perché di fronte al Cristo risorto non è lecito se non stare in piedi. Non in ginocchio - ha proseguito - quasi schiacciati da quelle che sono le vicende, anche tristi, della vita. Né tantomeno seduti, quasi indifferenti innanzi a tutto ciò che accade, o peggio ancora rassegnati. Questo non è il momento della rassegnazione e non è il momento dell'indifferenza. No all'indifferenza, no alla rassegnazione. Sì al coraggio di stare in piedi, capaci di lottare, senza arrendersi. Senza darsi mai per vinti. Con le mani levate al cielo: mai in segno di resa, ma in segno di resistenza. È la logica del Vangelo e della resurrezione”.

"L’omertà uccide"

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“Non mi spaventa il rumore dei violenti ma il silenzio degli uomini onesti”, ha aggiunto poi Battaglia, prendendo in prestito un concetto caro a Martin Luther King per spiegare che “la prima mafia si annida nell'indifferenza, nella superficialità, nel puntare il dito senza far nulla e girarsi dall'altra parte. L'omertà uccide e anche l'indifferenza uccide - le sue parole -. Noi dobbiamo rendere conto dinanzi a quello che è il tribunale della storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio. Serve una purificazione socio-culturale: ne ha bisogno il nostro territorio”.

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